Il padre ritrovato: ruolo della figura paterna nello sviluppo psico-affettivo delle preadolescenti e delle adolescenti

Padre e figlia

Non riesco a pensare ad alcun bisogno dell'infanzia altrettanto forte quanto il bisogno della protezione di un padre

… la madre è la stabilità del focolare, il padre è la vivacità della strada…”

La saggezza del padre è il più grande ammaestramento per i figli.

Per troppo tempo, la figura paterna, dal punto di vista psicologico, ma anche da quello sociologico e culturale, è rimasta relegata sullo sfondo, secondaria rispetto al ruolo della madre, valutato da sempre come più centrale e determinante nello sviluppo psico-emotivo del bambino. Solo negli ultimi venti anni, i padri sono stati considerati dagli psicologi qualcosa di più che non l’“altro genitore”.

Il padre, infatti, ricopre l’importante compito evolutivo di regolamentare la distanza nel rapporto madre-figlio, per sua natura, totalizzante e sbilanciata incarnando, come sostiene Jung, una figura forte e positiva, legata alla forza vitale e dando voce a tutti quegli aspetti dell’esistenza che vanno oltre la sfera degli interessi puramente femminili.

Fin dall’inizio, mentre la relazione madre-figlio è fondata su leggi naturali, viscerali e materiali legati anche alle prerogative della funzione stessa del maternage (affetto, cura e protezione), la relazione con il padre è caratterizzata da elementi maggiormente idealizzati, meno concreti e corporei.

L’azione paterna, anello di collegamento fra famiglia e società, favorisce la graduale emancipazione del bambino dalla protezione materna, permettendo al figlio di affrontare i rischi e le insicurezze che la vita comporta, accettando eventuali frustrazioni e acquisendo un sano senso del limite.

Molti studi di stampo psicoanalitico, hanno sottolineato come sia fondamentale nello sviluppo psico-affettivo del bambino, la funzione “anti-nostalgica” della figura paterna, che spinge il bambino a staccare lo sguardo rivolto all’indietro, verso la madre, per portarlo in avanti, verso il futuro, l’evoluzione e la crescita.

In particolare, nello sviluppo psico-affettivo delle bambine, la figura paterna sembra ricoprire un ruolo fondamentale nella costruzione dell’identità di genere femminile.

Alcune ricerche in ambito psicologico sul rapporto specifico padre-figlia, infatti, sembrano dimostrare come la figura paterna determini, con la propria influenza, un passaggio cruciale nello sviluppo psicologico della figlia: l’accettazione della femminilità e l’orientamento delle sue future scelte sessuali e affettive.

Il padre, di fatto, rappresenta il primo rapporto con il “maschile”, la cui eco si riverbera nella donna in tutti le successive relazioni con gli altri uomini che via via incontrerà, riattivando ogni volta la memoria di questo ancestrale, quanto profondo e determinante, legame parentale.

La dinamica dei rapporti padre-figlia, perciò, è indubbiamente di massima importanza per l’impatto che determina sulle scelte esistenziali ed in particolare su quelle sentimentali di una donna e sulla sua capacità di sentirsi a suo agio nel vivere la dimensione sessuale, condizionata, in buona parte, proprio dalla qualità della relazione con la figura paterna durante l’infanzia e nei periodi successivi, in pre-adolescenza e in adolescenza. Il confronto con la figura paterna, infatti, offre alla figlia un modello fondamentale che condizionerà non solo il rapporto con gli uomini e con le altre persone più in generale, ma anche con l’elemento maschile interno, presente in ogni donna.

Inoltre, dipendono in modo significativo dalla figura paterna anche la costruzione del sistema valoriale, dei fondamenti ideologici e della dimensione sociale di ogni donna, prevalentemente spendibile nei rapporti sociali e lavorativi.

Quando il rapporto con la figura paterna è problematico, irrisolto o, peggio, emotivamente freddo ed assente, si può osservare come le conseguenze create dalla relazione padre-figlia, soprattutto in pre-adolescenza ed adolescenza, incidano profondamente proprio sul processo di costruzione dell’identità femminile.

A tale riguardo, si possono ingenerare nella donna comportamenti disfunzionali opposti che, di fatto, mettono in  evidenza una grave mancanza di integrazione emotiva interiore nell’immagine femminile di sé.  Tra le altre, sono osservabili alcune tipologie di comportamenti caratterizzate da grave immaturità emotivo-affettiva associata ad una incapacità di operare scelte, gestire rapporti e prendere decisioni di tipo sentimentale, o viceversa, contraddistinte da distacco emotivo, freddezza ed incapacità di entrare in una vera relazione affettiva con l’altro.

Se nel periodo infantile il rapporto delle bambine con il padre è fortemente idealizzato, prevalentemente ludico e caratterizzato da un rapporto  diretto, fisico e spontaneo, tutto cambia nella fase di sviluppo successiva, la pre-adolescenza (dai 10-11 anni fino ai 14 anni). Pur restando invariata la duplice funzione paterna, da un lato affettiva (protezione, aiuto, guida, consigliere, rifugio emotivo) dall’altro normativa (regole, rispetto, diritti e doveri), il rapporto padre/figlia si modifica ed inizia quel graduale e lento processo di disillusione che si protrae, poi, nell’adolescenza.

È questa la fase della separazione, della scoperta dei limiti genitoriali e, quindi, anche di quelli paterni, del riconoscimento, accanto alla figura idealizzata, della persona per come è nella realtà, con le sue virtù e imperfezioni. Questo vissuto, si associa alla richiesta, da parte della figlia ai genitori, di una maggiore autonomia e di spazi sempre più ampi per sperimentare e sperimentarsi, lontano dal controllo genitoriale.

L’autonomia, ricercata in modo emotivamente disorganizzato ed impulsivo in età pre-adolescenziale diventa poi, in adolescenza, risultato di un processo maturativo più complesso e consapevole. Questo periodo, è caratterizzato da parte della ragazza, da un senso di disagio relazionale con la figura paterna e dal conseguente allontanamento emotivo e fisico (sia da parte del padre che da parte della figlia), legato essenzialmente, all’evoluzione della sessualità delle ragazze.

Superata questa fase, in coincidenza del momento conclusivo dell’adolescenza, si arriva a un periodo di relativa calma e serenità nella relazione che dovrebbe favorire, successivamente ed in età adulta, una certa stabilità nei rapporti padre/figlia, associata a sentimenti positivi e, in parte, di tipo riparatorio riguardo a quegli atteggiamenti aggressivi e di rifiuto, in parte anche fisiologici, manifestati ed ostentati in epoche precedenti.

È bene ricordare che l’esito di questo articolato processo sembra dipendere da due fattori paterni determinanti: la disponibilità al cambiamento e alla ridefinizione di sé e del proprio ruolo da una parte e, dal riconoscimento e dalla valorizzazione della femminilità nella figlia, dall’altra.

Attraverso l’attivazione di questi due elementi, il padre concorre significativamente a rendere possibile nella figlia l’instaurarsi di un senso positivo di riconoscimento di sé e di autostima, indispensabili per interagire con i coetanei (maschi e femmine) in modo gratificante, fluido, privo di rigidi meccanismi difensivi. Tutto questo, significa anche, per il genitore, attivare un processo di superamento degli inevitabili condizionamenti sociali e culturali e di pregiudizi personali, rendendosi disponibile ad una forma di dialogo aperto, empatico ed affettivo in cui, contestualmente all’elemento normativo e costruttivamente critico, sia sempre presente anche la capacità di incoraggiare ed orientare positivamente la figlia, attraverso l’ ascolto, la condivisione dei problemi e la sintonizzazione emotiva.

Si tratta di un approccio fondato su un’accoglienza emotiva reale e spontanea del mondo di cui la figlia si fa portatrice, e favorito da un sano processo di riconoscimento e di contatto con l’elemento “femminile” che ogni uomo ha dentro di sé.

di Monya Ferritti

Bibliografia

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