Genitori di adolescenti: come individuare la presenza di un problema

Foto articolo di Ilaria Giordani

Autrice: Ilaria Giordani, Psicologa psicoterapeuta. Socia fondatrice della Onlus Esplosivamente con la quale si occupa di promozione e prevenzione della salute mentale in età adolescenziale e giovanile. 

Ho un adolescente in casa!

Questa frase suona quasi come un grido di allarme, una richiesta di aiuto e/o di comprensione e non completamente a torto. Il bambino diventa adolescente sotto la spinta di forze biologiche che trasformano in maniera potentissima corpo e cervello, donando ad entrambi nuove potenzialità (sessuali, di pensiero, relazionali ed emotive).

Adolescenza: una fase critica

L’adolescenza, in effetti, porta con sé una così imponente mole di cambiamenti radicali nella vita di un individuo, come poche altre fasi nel ciclo vitale, da essere riconosciuta come fase critica.

Essa indica una linea di demarcazione tra il passato e il futuro, tra ciò che è stato e il nuovo che avanza e il compito dell’adolescente è integrare vecchio e nuovo e costruire la propria identità di adulto.

L’adolescenza e la sua criticità portano, allo stesso tempo, anche l’opportunità e l’occasione per un cambiamento, una trasformazione, una rinascita. Molti di questi cambiamenti sono estremamente importanti e determinano l’evoluzione di competenze e capacità essenziali nella gestione futura della propria vita. Tra queste si affinano e ampliano, ad esempio, le competenze sociali e di problem solving.

Le nuove possibilità e acquisizioni cognitive modificano e aggiungono complessità nella capacità di definire il problema, analizzarlo, identificare e scegliere una soluzione e implementarla.

Le domande dei genitori

Già solo da queste poche righe si evince la complessità dei compiti evolutivi cui si è chiamati in adolescenza e, con essa, le insidie e i pericoli che possono esserci. Il genitore assiste e accompagna questa trasformazione, a volte cercando di decifrarne i passaggi, a volte spiazzato da essi, spesso dovendosi confrontare con tematiche complesse che lo fanno sentire impotente e non più in grado di sapere come e cosa fare, come quando si aveva a che fare con una bambina o con un bambino. Insomma, può capitare di osservare la propria figlia o il proprio figlio e avere quasi la sensazione di non riconoscerla/o.

Dove è andata a finire la mia bambina/o?

Come mai si ostina in comportamenti che sembrano coprire e svilire quelle che erano le sue qualità?

Devo preoccuparmi?

Sta male?

Cosa devo fare?

E' necessario osservare con attenzione

Queste sono le domande che spesso riecheggiano nella mente di un genitore di un adolescente. Spesso l’angoscia suscitata dal vedere la/il propria/o figlia/o cambiare in modo troppo rapido e troppo poco comprensibile, vederlo star male o comportarsi in modo imprevedibile, con atteggiamenti mutevoli, può condurre il genitore a:

  • negare o sminuire la situazione.
  • preoccuparsi, come se tutto fosse gravissimo e irreversibile.

Entrambe queste posizioni, tuttavia, sono pericolose poiché non permettono di analizzare a fondo ed in maniera obiettiva la situazione. Osservare con attenzione è dunque il primo passo per cercare di rispondere ai dubbi sul benessere del/la proprio/a figlio/a per comprendere se i suoi comportamenti siano attribuibili ad un disagio psichico vero e proprio o se siano fisiologici, legati alla “crescita/crisi” che sta attraversando.

Come individuare la presenza di un problema?

Nonostante possa essere difficile capire la differenza, ci sono alcuni fatti da osservare che possono aiutare il genitore nel discriminare la normalità dal disagio:

  • Cambiamenti nel ritmo del sonno, come dormire troppo o troppo poco.
  • Cambiamenti dell’umore: irritabile, irrazionale, iper-ansioso, socialmente ritirato.
  • Cambiamenti nel comportamento: decadimento risultati scolastici, mettersi nei guai, uso di alcol o droghe, ritiro eccessivo dalla vita familiare, avere eccessivi segreti.
  • Cambiamenti nella dieta e nel peso: diventare eccessivamente preoccupati circa il proprio peso corporeo, mangiare troppo o non abbastanza, diventare selettivi nell’alimentazione, vomitare dopo aver ingerito cibo.

I cambiamenti possono essere parte di normali momenti di vita, in cui si può stare meglio o peggio, se essi però, dovessero persistere nel tempo e/o avere un impatto significativo sugli altri aspetti della vita del giovane è possibile che si stia sviluppando un disturbo psicologico. In questo caso o nel caso si avesse un serio dubbio circa la presenza di un problema è meglio intervenire il prima possibile con la ricerca di un aiuto professionale.

Un Intervento precoce può evitare l’istaurarsi di un vero e proprio disturbo psicopatologico e, in ogni caso,  meno tempo si passa immersi in una condizione di difficoltà, meno si istaurano abitudini (che coinvolgono strutture mentali, emotive e corporee) patologiche e più è facile venirne fuori.

Due genitori e un figlio: l'importanza di "vedere"

Ad esempio Marta e Giulio raccontano l’esperienza con il figlio Mario, di 14 anni. Riferiscono che Mario a poco a poco ha iniziato a cambiare alcune sue abitudini: al calcetto ha iniziato a preferire la palestra che è diventata, poi, anche più importante delle uscite con gli amici e dello studio.

Mario cambia il suo corpo, diventa muscoloso, magro e forte e sembra soddisfatto di come si è costruito, anche Marta e Giulio in fondo sono contenti di vedere il proprio figlio in forma.

Questo fin quando, al momento di partire per le vacanza, Mario presenta momenti di ansia fortissima e rabbia difficilmente gestibile all’idea di non potersi allenare.

Marta e Giulio si accorgono che l’attenzione per la forma del corpo è diventata un’ossessione, che Mario ha abbandonato tutti i suoi interessi per la palestra, che il rendimento scolastico è decisamente sceso e che si trovano di fronte ad un problema che oramai ha una struttura, una forma, una diagnosi. Si accorgono che pur essendo presenti “non hanno visto” e che nel corso dell’anno trascorso Mario ha strutturato un rigido sistema di comportamento sulla base del tentativo di contenere l’ansia.

Marta e Giulio parlano con Mario che si arrabbia e nega qualsiasi problematicità in un primo momento. Poi ci riflette, anche costretto dal confronto con l’impossibilità di star bene senza l’applicazione del rigido protocollo comportamentale che aveva costruito, e si accorge che è felice che i genitori abbiano notato che c’è qualcosa che non va e accetta di farsi aiutare, la domanda di aiuto ora è sua e ha già un appuntamento per settembre con qualcuno con cui potrà parlare di sé.