Dialogo tra genitori e insegnanti: uno spazio per pensare insieme

Autore: Sara Leo
Questo articolo è nato mettendo ordine tra alcuni pensieri sulla scuola che mi hanno attraversato da marzo ad oggi. Da mamma di un bambino di seconda elementare, li voglio condividere con te.

Era giugno quando un maestro di scuola elementare – raccontandomi della fatica di quei mesi di didattica a distanza – mi ha detto: <<La scuola è vicinanza>>. Ricordo ogni parola e il tono della sua voce mentre parlavamo al telefono. Andare a scuola si era trasformato in un fare scuola in emergenza e l’abbraccio che avrebbe voluto dare ai suoi alunni che si preparavano al passaggio in prima media, un nodo di emozioni che si è sciolto attraverso parole, sguardi e gesti passati tramite uno schermo. Il ricordo dell’intensità che avevo sentito, di quel legame tra quell’insegnante e i suoi bambini, mi aveva toccato il cuore e mi è tornato alla mente venerdì scorso durante l’incontro online organizzato dall’Associazione GenitoriChe e condotto da Anna Guerrieri, dal titolo “In classe, oggi. Affrontare le specificità di alunni e studenti nelle classi riaperte”. È stata una serata che – se pur a distanza – ha creato un cerchio in cui si è respirata la libertà di potersi raccontare tra genitori e insegnanti, portando – ognuno – le proprie emozioni, le fatiche e le aspettative per questo nuovo anno scolastico appena iniziato.

Parole per riflettere
Per me questo incontro è stata l’occasione per mettere ordine fra i pensieri, grazie anche ad alcune parole significative– o gruppi di parole- che sono state dette e che ho sentito mie, come se fossero proprio quelle che descrivevano alla perfezione il mio sentire, ma senza riuscire – prima – a restituirle a me stessa dando un senso a questo tempo in divenire così confuso. Ora le voglio condividere con te che stai leggendo, così come le ho appuntate durante la serata, quasi tirando un filo tra l’una e l’altra, come per collegarle dando forma ai pensieri.

Interruzione Assenza del corpo Apprendere nella relazione

Mano sulla spalla Sentirsi pensati Bisogno di essere visti

Spazio del pensare

Cosa ha fatto la distanza ai bambini?

Libertà di raccontarsi ( senza schemi rigidi) – Raccontarsi come incontro di storie

Risignificare un evento traumatico attraverso la possibilità di poterlo raccontare

Leggerezza durante la narrazione

Tempo della classe lontano dagli occhi dei genitori

Mappe delle emozioni

Sguardo attraverso il video diverso da quello in presenza (pur con la mascherina sul viso

Lontananza dei sensi

Riprendere il contatto con i propri sensi

SULLA SCUOLA
Da mamma di un bambino che l’anno scorso ha fatto la prima elementare, posso dire che si è sentita forte l’interruzione di quel fare scuola in cui l’apprendimento nasce nel legame che si crea in classe. Ricordo che mentre passavano quelle settimane così incerte, sentivo altri genitori parlare della didattica a distanza, mentre noi ci barcamenavamo tra schede da stampare, audio e video girati su WhatsApp. Più volte ho pensato al tempo a scuola tra alunni e insegnanti, ho immaginato gli sguardi che rincuorano, i riti, gli abbracci, i racconti dei bambini alle loro maestre, le voci giocose durante l’intervallo e più volte ho desiderato che attivassero presto la piattaforma digitale per fare le video lezioni online. Benché immaginassi quanto sarebbe stato complessa la didattica a distanza in prima elementare, ho sempre creduto che il mezzo digitale potesse essere una valida risorsa – ancor più in questa insolita circostanza – per trasmettere un po’ di quel contatto ai bambini, nutrire il legame e permettere loro di scoprire insieme, un modo nuovo e diverso per starsi vicini. Il primo incontro online tardò di un paio di mesi e al primo ne seguirono soltanto un altro paio, lasciandomi un po’ di amaro in bocca sull’occasione persa di coltivare – almeno un poco – quella continuità che certamente ai bambini avrebbe giovato, anche nell’apprendere con entusiasmo rinnovato se pur a distanza.

Il dialogo sulla scuola di venerdì scorso è stato anche occasione per riflettere sullo sguardo, sul come viene percepito attraverso lo schermo. Quel “sta guardando proprio me?” è proprio lo stesso di quando ci si trova in classe ? E se pensiamo al tempo a scuola oggi – anche indossando la mascherina- quanto è più forte il valore di uno sguardo? Non solo, come gli occhi, anche la voce e la gestualità – se pur più statica – quanto sono significativi nella relazione? E – aggiungo – quanto pesa il non poter agire attraverso il corpo, per esempio mettendo la mano sulla spalla di quel bambino che ha bisogno di sentire l’attenzione su di sé nei momenti di maggior fragilità? Durante l’incontro, sentendo alcuni insegnanti tristi, disorientati e stretti nella rassegnazione di doversi reinventare costruttori di relazione attraverso linguaggi nuovi, ho pensato a quei bambini che in alcuni momenti hanno maggiore bisogno di contatto. Che effetti sta avendo – e avrà nel tempo – la distanza sui bambini? Durante l’estate chiacchierando con un amico psicologo gli avevo confidato le mie paure di mamma sulle difficoltà che avrebbe potuto avere mio figlio tornando a scuola con tutte le regole di distanziamento da seguire. Mi disse che i bambini hanno molte risorse e che bisogna avere fiducia in loro. Quando a scuola ho visto mio figlio e i suoi compagni salutarsi, scambiandosi il cinque a distanza, ho sorriso pensando a quelle parole.

SULLA LIBERTÀ DI RACCONTARSI
Ho apprezzato le riflessioni portate da Anna Guerrieri sul clima di narratività che in classe crea uno spazio per tutti, anche nei silenzi, per condividere e prendere atto di un cambiamento o comunque di un tempo che fa maturare pensieri ed emozioni. Ed è proprio nel cerchio creato da GenitoriChe che c’è stato l’incontro di molteplici storie, di genitori e insegnanti, di persone che da prospettive diverse hanno raccontato il loro sentire in un tempo così difficile e incerto. Ed è in quel cerchio che ho sentito ancora una volta quanto sia fondamentale il dialogo tra la scuola e la famiglia, più genericamente tra le persone che vivono la scuola, per costruire attraverso lo scambio e l’ascolto reciproco, facendo rete, percorrendo strade, insieme.

Ho lasciato il cerchio pensando alla mappa delle mie emozioni, a come l’avrei voluta realizzare dopo quell’incontro così ricco di pensiero. Mi sono risposta che i colori a tempera sarebbero stati perfetti per lasciar scivolare su un foglio bianco, lunghe pennellate leggere, di azzurro, giallo, verde e arancione.

Note
Associazione GenitoriChe – fondatrice del Coordinamento CARE (Coordinamento delle Associazioni Familiari Adottive e affidatarie in rete): www.associazionegenitoriche.org

Fonte: Genitori si diventa

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