Giornata Internazionale dell’Infanzia

È celebrata in tutto il mondo per ricordare i diritti dei bambini a partire dal 1989, quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia che entrò in vigore il 2 settembre 1990. La Convenzione è stata fino ad oggi ratificata da 193 Paesi, l’Italia l’ha ratificata il 27 maggio 1991 con la legge n. 176.

La situazione dei diritti dell’infanzia, nei diversi paesi del mondo, è spesso drammatica. In molti paesi è precluso l’accesso a diritti fondamentali come il diritto all’istruzione, alla tutela sanitaria.

In occasione di questa Giornata, istituita in Italia con la legge 451 del 1997, la Commissione parlamentare per l’infanzia, con la Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento politiche per la famiglia e il Ministero del lavoro, salute e politiche sociali ha organizzato una giornata sul tema “Crescere insieme: accoglienza e integrazione dei minori stranieri in Italia”.

Su questo tema l’Associazione GenitoriChe ha approfondito l’aspetto dell’integrazione relativo all’universo scuola.

Tra i vari aspetti che la nostra società sempre più multiculturale ci impone di considerare c’è quello del percorso scolastico dei bambini e dei ragazzi stranieri sia per lingua che per religione che per tradizione culturale. Dobbiamo infatti chiederci se e quanto siamo in grado di dare rispetto e valore ad ognuno di loro e che capacità ha la scuola di operare una mediazione fra le diverse culture ed etnie presenti nella nostra società, al fine di valorizzare al massimo ogni singolo individuo che la frequenta.

I bambini stranieri che nascono o che arrivano in Italia hanno percorsi di vita, storie e biografie differenti, sono accomunati dall’esperienza della “migrazione”, intesa non solo come spostamento da un luogo di vita a un altro, ma anche come cambiamento profondo e ridefinizione del sé. Il bambino straniero, da parte sua, entrando in una qualsiasi classe della scuola dell’obbligo si trova contemporaneamente di fronte a più difficoltà: rapporti con l’insegnante e i compagni (che possono avere modalità molto diverse rispetto alla scuola già frequentata in precedenza); una nuova lingua per esprimersi e per imparare a leggere, scrivere e studiare.

In questo percorso il bambino è solo, senza il supporto familiare, spesso privo delle conoscenze linguistiche necessarie a chiedere e ad orientarsi. Si deve quindi facilitare questo inserimento con alcuni accorgimenti, quali ad esempio il far trovare un posto già pronto per lui, cartelloni di benvenuto, segni di ospitalità e di considerazione come una cartina o foto del suo paese. Per affrontare la lacuna linguistica iniziale sarà opportuno che le insegnanti conoscano l’uso di alcune parole della sua lingua, facilitandogli così la comprensione dell’organizzazione e dell’articolazione della giornata scolastica.

I tempi di apprendimento dell’italiano per comunicare sono in genere piuttosto rapidi e risentono direttamente della qualità e della quantità di scambi con i coetanei: tanto più questi sono densi e ripetuti sia in classe che fuori, tanto più rapida sarà l’acquisizione della nuova lingua orale. È quindi fondamentale che i bambini stranieri abbiano occasioni positive di gioco, amicizia e incontro con i coetanei italiani.
Più lenta e difficoltosa è invece l’acquisizione della terminologia italiana legata agli argomenti di studio, per cui molti insegnanti hanno scelto di rendere accessibili i contenuti di studio mediante l’uso di testi più comprensibili ed adatti alle competenze linguistiche sviluppate nelle fasi iniziali.

Importante è anche la costruzione di una positiva relazione tra scuola e famiglia immigrata, privilegiando incontri informali sul cancello o sulla porta della scuola e prevedendo momenti specifici di incontro in varie lingue. Mediamente, infatti, i genitori stranieri sono meno informati sulle tematiche scolastiche, non fruendo nemmeno di quelle notizie legate al passaparola e ai crocchi di genitori fuori scuola o nei parchi pubblici di quartiere. La scuola deve quindi farsi carico di diffondere le informazioni necessarie per consentire ai genitori di fare scelte adeguate e di partecipare attivamente alla vita scolastica dei propri figli.

In Italia ci sono molte scuole dove la multietnicità è vissuta come una risorsa ed un arricchimento per tutti, esistono però ancora molti aspetti critici che possono rendere problematico il percorso scolastico dei bambini stranieri. Secondo l’indagine annuale del Ministero dell’Istruzione Pubblica, la differenza tra cittadini italiani e di altra provenienza, non accenna a diminuire. Tra i principali sintomi del disagio: il ritardo (molti frequentano classi che non corrispondono alla loro età (1 su 10 alla primaria, 3 su 4 alle superiori), bocciature ed insuccessi (alla primaria è promosso il 99,9% degli italiani e il 96, 7% degli stranieri; alle superiori il divario è del 13%, con molte differenze regionali e di provenienza). Si arriva così a scelte obbligate per le scuole superiori dove la quasi totalità sceglie scuola professionali o istituti tecnici, rinunciando a percorsi diversi come i licei.
Appare dunque evidente che le difficoltà devono essere eliminate da primi anni di frequenza scolastica per infondere quella fiducia che consenta di fare scelte scolastiche autonome non solo dettate dalla necessità.

Biblio:
Scuola, corsa a ostacoli per gli studenti stranieri, Chiara Righetti, Metropoli 28 gennaio 2007
Bambini stranieri in classe Sesamo, nn. 2,3 2006 Giunti Scuola
Linee guida per l’inserimento e l’integrazione di alunni stranieri, Ministero dell’Istruzione Pubblica, marzo 2006 – Link
Alunni con cittadinanza non italiana a.s. 2005-2006, Ministero della Pubblica Istruzione, 2006 – Link

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