Il benessere scolastico nei bambini con difficoltà d’apprendimento

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di Valentina Tobia (dottoranda di ricerca all'Università Milano-Bicocca, Dipartimento di Psicologia)

Gli adulti che entrano quotidianamente in relazione con bambini e ragazzi con difficoltà d’apprendimento, come i loro genitori e insegnanti, si rendono conto di come gli ostacoli che essi incontrano nel processo di apprendimento li porti spesso a essere demotivati, disinteressati e, talvolta, ad evitare il più possibile i compiti scolastici, per non avere frustrazioni e non rischiare l’insuccesso. Nei casi più estremi il bambino può arrivare a rifiutare del tutto la scuola (fobia scolare). Questo malessere del bambino o ragazzino, arriva talvolta a “contagiare” gli adulti che lo affiancano nel processo di apprendimento, in particolare i genitori. Essi sono infatti emotivamente coinvolti nelle fatiche del figlio, e affrontano con lui anche gli aspetti pratici e organizzativi associati a queste fatiche, soprattutto nel momento pomeridiano dei compiti.

Gli esperti si sono talvolta occupati, oltre che degli aspetti cognitivi, anche delle difficoltà di natura emotiva degli alunni con difficoltà d’apprendimento, sia che si tratti di disturbi specifici (DSA) sia che si considerino difficoltà d’apprendimento più generali, associate anche ad altre problematiche. Ad esempio, Moè e colleghi* hanno descritto un tipico quadro di bambino con difficoltà d’apprendimento, quando confrontato con un coetaneo senza difficoltà, mettendo insieme i risultati di diversi studi internazionali: il bambino che fa fatica ad imparare presenta un’idea di sé più negativa, un’autostima più bassa, è più ansioso e sente di avere meno supporto emotivo da parte degli altri. Non bisogna però pensare che tutti i bambini che hanno difficoltà ad apprendere, presentino questo quadro. E’ però più facile che questi bambini e ragazzi vivano meno bene la scuola, e abbiano un minor livello di benessere scolastico.

Parlare di benessere scolastico non significa parlare sono di apprendimento e di voti. La scuola è un ambiente di vita molto importante per i bambini, caratterizzato dalle attività che vi si svolgono ma anche, non meno importanti, dalle relazioni che si instaurano. La componente relazionale per un bambino o ragazzino che frequenta la scuola dell’obbligo coinvolge principalmente tre figure: gli insegnanti, i compagni di classe e i genitori. Senza togliere nulla all’importanza dei rapporti con gli adulti, vorrei qui parlare un po’ di quello con i coetanei, che all’interno dell’aula scolastica vivono come gruppo, creano amicizie, si parlano, si supportano e si criticano. Ricerche su bambini con difficoltà d’apprendimento hanno evidenziato come alcuni di essi risultino avere delle reti sociali più povere, caratterizzate da meno amicizie dei coetanei e dal sentimento di essere talvolta esclusi dal gruppo-classe. Questo deve essere considerato un segnale d’allarme importante quanto quello delle difficoltà d’apprendimento, ed attivare degli interventi da parte degli adulti, per garantire l’integrazione di tutti i bambini nel gruppo-classe.

I risultati delle ricerche sui bambini con difficoltà d’apprendimento qui descritte non devono scoraggiarci, ma vanno utilizzate per orientare la nostra attenzione, allargandola a diversi aspetti della vita scolastica dei bambini e ragazzi. Sono inoltre importanti per chi quotidianamente interviene per aiutarli, perché li invita a non perseguire solo il miglioramento delle loro competenze di lettura, scrittura, matematica, etc., ma anche a favorire un contesto relazionale in cui il bambino si senta supportato, compreso e pienamente accettato, al di là di come e quanto apprende. Questo clima va a favorire, insieme agli interventi svolti per aiutare il bambino negli apprendimenti, il benessere nell’ambiente scolastico. A sua volta, in un noto circolo virtuoso, il bambino che si sente bene a scuola tenderà ad approcciarsi ai compiti scolastici con più interesse e meno paura, gioirà dei suoi successi e reagirà meglio agli insuccessi. Questo a sua volta migliorerà il momento dei compiti a casa, i genitori risulteranno meno stressati e di questo beneficerà tutto il nucleo famigliare.

Quindi, attenzione si a come i bambini apprendono, ma senza dimenticare che il loro benessere a scuola non dipende solo da quello.

 

* Moè, A., De Beni, R., & Cornoldi, C. (2007). Difficoltà d’apprendimento: Aspetti emotivo-motivazionali. In C. Cornoldi (a cura di), Difficoltà e disturbi dell’apprendimento (pp. 253-271). Bologna: Il Mulino.

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