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2011

RISC Rischio per l’Infanzia e Soluzioni per Contrastarli

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Come intervenire per evitare l'allontanamento dei minori a rischio dalle famiglie di origine? A questa e altre domande cerca di rispondere il rapporto finale della ricerca RISC, Rischio per l'infanzia e soluzioni per contrastarl,  finanziata dal Ministero del Lavoro e pubblicata nel numero 12 dei Quaderni della ricerca sociale.

La ricerca, condotta dalla Fondazione Zancan, ha l'obiettivo di verificare la quantità, la qualità e i costi degli interventi realizzati dallo Stato, dalle Regioni e dagli Enti locali per sostenere le famiglie a rischio. Infatti "i dati di cui disponiamo in Italia riguardano sostanzialmente i processi di allontanamento (output) piuttosto che i loro esiti  (outcome) sul bambino e sulla famiglia. È dunque necessario mettere in campo soluzioni per monitorare, misurare e valutare il sostegno dato ai bambini e alle famiglie vulnerabili, come base di conoscenza utile a qualificare le future decisioni che riguardano la promozione dei diritti e la tutela dell’infanzia. In particolare, la ricerca ha analizzato le modalità e i percorsi degli interventi di sostegno alle famiglie in una prospettiva di prevenzione degli allontanamenti, con specifico riferimento al livello nazionale (livello generale) e al livello locale (livello territoriale), con approfondimenti sui servizi di 5 diversi ambiti territoriali."

 

Scarica la ricerca

 

Bambini fuori dalla famiglia di origine

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Cosa sappiamo davvero dei bambini e degli adolescenti allontanati dalla famiglia in Italia? Quanti sono e come sono distribuiti sul territorio nazionale? Quali sono le loro caratteristiche principali? Prevale l’affidamento familiare o viceversa l’accoglienza nei servizi residenziali? Complessivamente considerato è un fenomeno in crescita o in diminuzione?

 

I conflitti armati ostacoli all'educazione

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Il recente Rapporto mondiale dell'Unesco sull'Educazione "The hidden crisis: armed conflict and education" mette in luce quanto i conflitti armati costituiscono uno dei principali ostacoli all'educazione dei bambini e dei ragazzi.

Infatti su 67 milioni di bambini in età scolare, 28 milioni, oltre il 40%, non frequentano le lezioni e vivono in paesi poveri colpiti da conflitti armati. Tra il 1999 e il 2008, 35 paesi sono stati coinvolti in conflitti armati che hanno avuto come obiettivi principali i bambini, le scuole, gli insegnanti. A partire dal 2009, inoltre, la spesa per l'istruzione dei paesi più poveri è stata ulteriormente ridotta e ne sono colpiti circa 4 milioni di bambini.

 

Scarica il Rapporto (EN)

 

The state of the world's children 2011

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Il tradizionale Rapporto Unicef sulle condizioni dei bambini nel mondo - 2011 è quest'anno dedicato all'adolescenza "The state of the world's children 2011 - Adolescence an age of opportunity".

L'88% dei giovani dai 10 ai 19 anni vive nei Paesi in via di sviluppo e sono circa 1,2 miliardi di individui. L'obiettivo del rapporto è mettere in luce il diverso investimento della comunità internazionale sui giovani rispetto ai bambini fino ai 5 anni per i quali, grazie a politiche adeguate, è stato possibie ridurre la mortalità infantile del 33% dal 1990.

 

Spettatori e vittime: i minori e la violenza assistita in ambito domestico

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La ricerca dell'associazione Save the Children - Italia e in collaborazione con il Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza della regione Lazio è stata finanziata dalla Commissione Europea nell'ambito del Programma Daphne III ed è in partenariato con analoghe e complementari ricerche svolte in Spagna e Islanda (Children witnesses of gender violence in the domestic context. Analyses of the fulfilment of thei specific needs trogh the protection system).

L'obiettivo della ricerca è stato l'approfondimento della percezione e del grado di conoscenza della violenza assistita di genere, e del sistema di norme, azioni e interventi messi in atto dalle istituzioni per contrastarla.

In Italia, infatti, la violenza assistita solo recentemente è stata definita e riconosciuta e dunque studiata, soprattutto a causa della resistenza a pensare la famiglia come luogo in cui sono possibili situazioni critiche e non solo come luogo privato e positivo per definizione.

 
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