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Il maestro unico

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D. Lgs. n.137/2008
Art.4

Insegnante unico nella scuola primaria
1. Nell'ambito degli obiettivi di contenimento di cui all'articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nei regolamenti di cui al relativo comma 4, è ulteriormente previsto che le istituzioni scolastiche costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali.
Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola.

Per prima cosa sono da sottolineare due aspetti: il ricorso al Decreto Legge, motivato da ragioni di urgenza, che di fatto impedisce il dibattito parlamentare su tale materia e spunta le armi anche di un dibattito più ampio, a livello di società civile, nonché il riferimento al D. Lgs. 112 del 25/06/2008 che si intitola "Disposizioni urgenti in materia di sviluppo economico, semplificazione, competitività, stabilizzazione della finanza pubblica e perequazione tributaria." Il provvedimento in questione, dunque, ha come obiettivo primario la stabilizzazione della finanza pubblica, e non è motivato in alcun modo da considerazioni sull'efficacia didattica.

Questo solo articolo, anzi un solo comma, costituisce un ulteriore passo sulla via dello stravolgimento dell'organizzazione della scuola primaria pubblica. È importante sottolineare l'aggettivo pubblica.

A favore del provvedimento vengono portate avanti le seguenti considerazioni:
• I bambini della scuola primaria hanno bisogno di un'unica figura di riferimento, al posto del team di insegnanti presente adesso nelle classi (presente ma non compresente, sarebbe bene sottolineare);
• Parte delle risorse recuperate con l'introduzione del maestro unico, e quindi con il taglio di decine di migliaia di posti di lavoro, potranno essere utilizzate per aumentare il numero di bambini destinatari della scuola a tempo pieno;
• Il bilancio dell'istruzione è quasi tutto speso (97%) in stipendi, ingessando la scuola e rendendo impossibile l'innovazione. Ridurre questa percentuale libererebbe risorse per altri progetti, dall'ammodernamento delle infrastrutture a progetti innovativi;
• Anche se i risultati dalla scuola primaria italiana nelle indagini sull'efficacia formativa, svolte a livello internazionale sono più che buoni, è anche vero che quegli stessi bambini diventeranno i ragazzi che dieci anni dopo daranno risultati così deludenti nelle valutazioni internazionali sulle superiori (vedi ad esempio l'inflazionatissimo OCSE-PISA)

Queste considerazioni si prestano però a numerose critiche.

Sulla necessità di una figura di riferimento univoca: già all'asilo nido i bambini sperimentano la presenza di più educatori, alla scuola dell'infanzia di norma ci sono due maestre per classe. L'idea del maestro unico fa venire in mente il detto toscano "o bene bene o male male"… come confermano le esperienze e i ricordi di molti di noi che dalla "signora maestra" di una volta siamo passati.
Ma la principale preoccupazione riguarda cosa ne sarà della possibilità di lavorare per obiettivi specifici, facendo dell'ascolto e dell'osservazione dei bambini il punto di partenza dell'attività didattica. La classe che si trova di fronte un insegnante oggi è molto più variegata e complessa di quella che vedeva dalla stessa cattedra un maestro di quarant'anni fa, e la possibilità di lavorare in gruppo, fra più insegnanti, oltre a garantire uno sguardo più pluralista sul mondo, permette un lavoro più accurato, maggiormente centrato sulla specificità degli allievi, al fine di favorirne un armonioso inserimento nella società e una crescita, non solo in termini di puro rendimento scolastico.

Desta preoccupazione il destino del tempo pieno, malgrado le affermazioni del ministro che sembrano più dettate più dal bisogno di rassicurare gli elettori che da fatti concreti.
Se l'orario di lavoro degli insegnanti di scuola primaria resta quello attuale (24 ore settimanali), sembra molto difficile che possa essere garantito non solo il tempo pieno, ma anche i moduli. A meno di non tornare al doposcuola di vecchia memoria, meglio se a pagamento e gestito da personale non interno alla scuola, sottopagato e precario. Il ritorno ad un orario scolastico ridotto, con doposcuola a pagamento, è dannoso sia dal punto di vista didattico (che ne sarà della scuola centrata sull'alunno? come verranno gestite le uscite didattiche? che ne sarà delle attività extra-curricolari?) sia per l'impatto sociale ed economico sulle famiglie, che si troveranno a dover pagare un servizio che fino ad oggi era offerto gratuitamente.

Pesanti saranno anche le conseguenze sociali dell'iniziativa, con il taglio di posti di lavoro, che comporterà un forte disagio per molte famiglie, in una situazione socio-economica non certo rosea.

Molteplici le forze che si stanno muovendo per osteggiare la riforma: da iniziative sindacali, degli insegnanti precari e non, ad associazioni di genitori, a singoli che cercano di far sentire la propria voce.
Segnaliamo la petizione del Centro Studi sulla Scuola Pubblica di Bologna, nonché quella del Forum Insegnanti , la petizione promossa da una cittadina, certi che abbiamo omesso molte iniziative.


per approfondire:
Centro studi per la scuola pubblica
Il sito di Retescuole, dove trovare l'elenco aggiornato delle iniziative nelle varie città contro la riforma Gelmini.
S, Cappelli Tagliano il futuro
La Gelmini, Tremonti e il pretesto del '68 Scuolaoggi
G Adernò Maestro unico, quale prospettiva di formazione? La Tecnica della Scuola
R. Palermo Decreto 137: rapida conversione in legge La Tecnica della Scuola
G. Gandola e F. Niccoli Altro che 'Controriforma Moratti'..! Scuola Oggi
R. Benzoni e G. Gandola Maestro unico e orario scolastico: quale scuola? Scuola Oggi
Segnaliamo poi il dossier di Tuttoscuola Speciale Tuttoscuola sul maestro unico e il tempo pieno che riporta le voci favorevoli alla riforma.

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