Home Genitorialità Scenari e sfide dell'adozione internazionale
FacebookTwitterGoogle BookmarksLinkedinRSS Feed

Scenari e sfide dell'adozione internazionale


autore
: CIAI – Centro Aiuti all’Infanzia, a cura di Marco Christolini e Marina Raymondi
editore: Franco Angeli 2009.

Uno squarcio lucido e realistico quello che ci offre sulle adozioni internazionali il CIAI, Centro aiuti all'infanzia, nel libro "Scenari e sfide dell'adozione internazionale", capace di leggere criticamente il sistema delle adozioni internazionali e non fare sconti di alcun tipo.

Il libro analizza in maniera franca le logiche politiche ed economiche che sottostanno al sistema e, spesso, conducono su strade diverse da quelle di difendere e proteggere il bisogno superiore del bambino, come si legge, nemmeno tanto fra le righe, nell'intervento dal titolo significativo "Adozioni senza abbandono e abbandono senza adozione". È posto il legittimo dubbio che il "superiore interesse del minore" sia realmente il principio guida di tutti gli attori che ruotano attorno alle adozioni internazionali, in alcuni casi, infatti, queste non sono altro che un modo per fare soldi. Si mette in evidenza la palese disparità tra la "domanda", i bambini desiderati dalle coppie, e l'"offerta", cioè i bambini reali che sono in istituto e dichiarati adottabili (gli special need children). 

Non è raro, infatti, che bambini segnalati dall'Autorità straniera per l'adozione internazionale non siano adottati perché non si trovano famiglie disposti ad accoglierli. La sfida degli operatori è quella di contrastare il fenomeno dei bambini "dimenticati" negli istituti, abbandonati di fatto in maniera permanente, spesso istituzionalizzati tardivamente, e scarsamente "appetibili" per l'adozione internazionale. Dall'altra parte occorre opporsi alle pressioni e alle forzature che vogliono rendere disponibili all'adozione sempre più bambini nella condizione di maggior richiesta, ossia piccoli e sani. Per questo ciascun attore deve fare la propria parte: istituzioni, autorità centrali ed enti autorizzati. 

Il volume, inizia con l'analizzare i mutamenti verificatisi nell'ambito delle adozioni internazionali in seguito all'introduzione della Convenzione dell'Aja (1993) nei diversi paesi ratificanti e verificando che il successo della Convenzione è da misurare soprattutto in termini quantitativi (numerosità dei paesi firmatari) perché, di fatto, la maggior parte delle adozioni nei principali Paesi di accoglienza (tra cui l'Italia) continua ad avvenire con Paesi non aderenti alla Convenzione e dunque fuori da quel sistema di garanzie previsto dalla Convenzione stessa. Gli stati di origine della maggior parte dei bambini adottati sono, inoltre, gli stessi per tutti i principali Paesi di accoglienza: Cina, Russia, Ucraina, Colombia, Etiopia (2004). 

Nel 2004 si inizia a registrare un calo delle adozioni internazionali nel mondo poiché molti Stati di origine riducono il numero dei bambini destinati all'adozione internazionale con l'eccezione di Guatemala, Etiopia e Cina. Si registra, inoltre, la Liberia come nuovo Paese di origine nel quale il numero di bambini destinati all'adozione internazionale cresce enormemente anno dopo anno (nel 2006 le adozione verso gli USA di questo paese sono aumentate del 93%).
Un affondo è fatto sui problemi applicativi della Convenzione e come questa, originata per prevenire il rapimento, la vendita o il traffico di bambini per l'adozione internazionale, possa agire in termini preventivi. L'adozione internazionale non potrà dunque essere completamente esente da rischi, infatti uno dei principali è costituito dal child laundering(riciclaggio di minori), ossia di minori sottratti illegalmente (in diversi modi: rapimento di bambini poi accolti in istituti, ottenimento di bambini, bambini persi e dichiarati adottabili, rapimenti intra-familiari, compravendita, ecc.) e poi immessi nel sistema ufficiale per un'adozione legale. 
Lo studio citato dal Ciai ribadisce, inoltre, che in nessun modo la povertà, anche estrema, causa il "riciclaggio di minori" poiché le nazioni più povere del pianeta non svolgono alcun ruolo nel sistema delle AI. Le cause dunque sono da ricercare altrove. 

Molto interessante è l'analisi delle peculiarità e dei limiti della legge italiana sull'adozione internazionale. Si ribadisce il ruolo di primissimo piano dei giudici italiani fino alla conclusione dell'iter adottivo, avendo questi la possibilità di dichiarare non ammissibile un'adozione, qualora se ne ravvisino i margini di dubbio, anche se accompagnata da tutte le procedure rispettate previste dalla Convenzione, anche se il bambino è entrato in Italia come figlio della coppia adottiva.
Si promuovono inoltre alcune considerazioni, come quella di favorire l'attuazione dei servizi pubblici regionali per le adozioni internazionali, a tutt'oggi realizzato solo dalla Regione Piemonte; la definizione del dibattito sulla qualificazione giuridica degli enti autorizzati, ancora non risolta; la questione sui tempi di alcuni tribunali di amministrare il giudizio d'idoneità e il relativo decreto, scongiurando però il ricorso ai servizi territoriali per la valutazione delle coppie; infine il richiamo alla dimensione solidaristica che permette alle coppie che adottano internazionalmente di toccare con mano i principi di sussidiarietà sottesi all'adozione.

Sono stati descritti, inoltre, due studi: uno olandese che aveva come obiettivo la comprensione dei fattori di recupero dei bambini adottati e le conseguenze a lungo termine dell'adozione sullo sviluppo e sull'adattamento dei bambini adottati internazionalmente. In termini di crescita fisica, sicurezza dell'attaccamento e sviluppo cognitivo. Lo studio è stato eseguito su 160 bambini seguiti fino all'età di 14 anni e provenienti dallo Sri Lanka, dalla Corea del Sud e dalla Colombia e un'età media al momento dell'arrivo di 11 settimane. 
Il secondo studio, realizzato dall'Università Cattolica di Milano, ha voluto indagare i fattori che consentono ai bambini in adozione internazionale la capacità di recupero, i fattori di resilienza. Lo studio ha utilizzato un campione di 975 genitori con almeno un figlio in età scolare (6-11 anni) tra adottivi e biologici. 

Infine un affondo sul rilievo sociale e la dimensione collettiva che porta con sé l'adozione internazionale che si pone anche come "sensore del disagio sociale di una parte della popolazione, uno strumento di cooperazione internazionale e un motore per lo sviluppo di società più sensibili e attente ai problemi dell'infanzia".

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento del sito. Se vuoi saperne di più consulta la privacy policy.

Accetto i cookie da questo sito.