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LUCI ED OMBRE DELLA NORMATIVA SUI B.E.S.

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di Annamaria Improta

 

Costa meno caro aiutare un giovane a costruirsi
che aiutare un adulto a ripararsi.
(Anonimo)

All’indomani dell’emanazione della Direttiva Ministeriale del 27/12/2012 e della relativa Circolare applicativa relative a “Strumenti di intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l'inclusione scolastica” si accese un ampio dibattito, tra detrattori e difensori circa le effettive opportunità offerte da tale norma.

Tra gli aspetti positivi sicuramente va segnalato che:

1.Come scrivevo nel primo post dell’approfondimento su tale tematica,  sebbene “la scuola buona”, quella degli insegnanti motivati e anche ai Bisogni Educativi degli alunni in difficoltà esisteva già prima che venisse coniata la nuova sigla (alunni con B.E.S.) accanto a questa esisteva anche un altro tipo di scuola, più rigida e meno attenta a chi era in difficoltà. Tale normativa tutela quindi gli alunni in difficoltà anche nel caso in cui “capitino” con degli insegnanti più rigidi o distratti, in quanto ora, per legge devono predisporre un PDP. Ma per quanti di questi docenti il PDP non è un adempimento burocratico in più da compiere senza che ci sia una effettiva ricaduta nella didattica? Quanti PDP vengono disattesi? A ciò va aggiunto che la presenza di uno psicologo a scuola potrebbe guidare in tal caso a fare scelte pedagogiche maggiormente in linea con i bisogni educativi degli studenti, senza necessariamente medicalizzare la cosa, ma aiutando i docenti a porsi obiettivi di sviluppo1 e non normalizzanti.

 

 

2.La circolare prevede che alla fine dell’anno scolastico in corso le scuole predispongano il Piano Annuale dell’Inclusività che definisce la politica scolastica e l’impostazione metodologica che la scuola vuole attuare per promuovere processi inclusivi. Anche qui uno psicologo scolastico, a supporto della competenza organizzativa potrebbe fare la differenza2.

3.È necessario che tutti i docenti, per affrontare le sfide della didattica personalizzata, investano sulla formazione3:

  1. sulle modalità di conduzione della classe, con attenzioni agli aspetti emotivi che non possono più essere considerati una deviazione dalla norma in quanto costituiscono una modalità organizzativa del contesto4;
  2. sulle metodologie inclusive
  3. sui DSA e sulle strategie didattiche, anche digitali
  4. sull’attivazione di attività laboratoriali e cooperative.

Una formazione dunque anche sull’organizzazione e sulla gestione collaborativa della lezione tra più docenti, sulle modalità di programmazione personalizzata e sulla verifica e valutazione dei risultati, in vista dell’acquisizione delle competenze chiave di cittadinanza per tutti gli alunni5.

Purtroppo però a questi bellissimi nuovi propositi si oppone la dura realtà economica dei tagli economici. Tagli sul sostegno, perché di fatto tutti gli alunni che prima venivano seguiti con un numero esiguo di ore di sostegno ora, dichiarati con B.E.S., purtroppo spesso continuano a restare indietro. Inoltre come pagare lo psicologo che ci fa la consulenza?  È una professionalità aggiunta, che tanto potrebbe dare alla scuola ma in mancanza di fondi … pazienza, si fa senza … E i costi sociali sono altissimi, sia per gli studenti, che spesso non vedono soddisfatti i loro bisogni educativi, sia per gli psicologi che pur avendone le competenze, spesso sono di fatto tagliati fuori.

Oltre a ciò va considerato che:

1.La competenza specifica e specializzata dei docenti di sostegno viene di fatto circoscritta solo agli alunni gravissimi, rinunciando a tale competenza per tutti gli altri bisogni educativi speciali4.

2.Gli insegnanti disciplinari, di fatto unici responsabili e attuatori della didattica personalizzata, con classi sempre più numerose e senza nessuna garanzia di qualità dell’intervento per gli alunni in difficoltà. Il terreno più irto è quello del funzionamento intellettivo limite, laddove la normativa dice “può essere considerato un caso di confine fra la disabilità e il disturbo specifico” ma di fatto, si tende a risparmiare, privandoli di un sostegno didattico specializzato, la cui presenza avrebbe permesso di attivare percorsi di recupero individualizzati garantiti da un PEI adeguato alle loro necessità educative. Nella realtà dei fatti ciòviene loro negato, attivando anche le proteste dei genitori6.

3.Si genera una molteplicità di categorie e sottocategorie di alunni con bisogni educativi speciali, assegnando etichette, con o senza certificato, che producono frammentazione, divisione ed esclusione, più che favorire una vera inclusione7.

A tutto ciò va aggiunto che la stesura dei Piani Didattici Personalizzati diventa spesso un appuntamento mancato, nel senso che l’adempimento burocratico viene sì compiuto … ma spesso disatteso.
La riflessione continua nel prossimo post dove parleremo della spinosa questione dell’individuazione degli alunni con B.E.S.

 


Carli, R. Paniccia, R.M. (2003). Analisi Della Domanda. Bologna: Il Mulino.

Salvatore, S., Scotto di Carlo, M. (2005). L’intervento Psicologico Per la Scuola. Roma: Carlo Amore.

All’epoca dell’emanazione della Direttiva il problema della formazione era ancora basato sulla “volontarietà” da parte dei docenti. Con la Legge n. 107/2015 relativa alla Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti, il problema della formazione viene normato per legge e valorizza la professionalità docente, giacché la suddetta legge afferma:

  • Art. 58 comma d
  • Art. 121: Al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, è istituita, nel rispetto del limite di spesa di cui al comma 123, la Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.
  • Art. 124: la formazione è obbligatoria, permanente e strutturale;
  • Negli articoli dal 125 al 130 è normata l’attribuzione del merito, che include la formazione in servizio.

Improta, A. (2015). Intervento psicologico per la scuola e metodi narrativi. Strategie per la costruzione dell’intervento. Francavilla al mare (CH): Edizioni Psiconline.

Improta, A. (2016). Il Modello Nazionale di Certificazione delle competenze nel primo ciclo. Sperimentazione certificazione delle competenze alunni con diversabilità. In Atti delProgetto "In cerchio" relativo alla sperimentazione delle competenze in uscita degli alunni del primo ciclo. Rete di 8 scuole di Salerno.

 Associazione, Genitori Tosti In Tutti I Posti ONLUS. (2013). Lettera Aperta sul Sostegno e l'Integrazione Scolastica. In genitoritosti.blogspot.it

Scataglini, C. (2013). Funzionamento Inclusivo Limite. Una proposta/ Il dibattito sui B.E.S. 4.In www.laletteraturaenoi.it

 Fonte: Psiconline

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