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Ma siamo sicuri che gli adolescenti siano poi così sdraiati?

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book-giveawysDi Giovanni Francesio

 

Ma siamo sicuri che siano poi così sdraiati? Siamo sicuri che gli adolescenti, o tardo-adolescenti di oggi, siano davvero come ce li descrivono i Michele Serra e in generale gli intelligenti, ossia ragazzi pigri, indolenti, isolati, autoreferenziali, refrattari alla lettura, analfabeti funzionali, chiusi nel loro mondo di perenne connessione, saltellanti da un social network all'altro, da un cazzeggio sterile all'altro?

 

Se usiamo l'editoria, come strumento di interpretazione della realtà, verrebbe proprio da dire che no, non è così, perché negli ultimi anni il settore della produzione e del mercato dei libri che ha registrato i fenomeni più interessanti - e non solo da un punto di vista commerciale - è stato proprio quello che ruota intorno al mondo degli adolescenti.

 

Lettori adolescenti (ma non solo), che si appassionano a storie popolate da personaggi adolescenti (ma non solo), scritte da autori che invece adolescenti non sono più, o quasi mai. Fattori che, quando si combinano felicemente insieme, riescono a dare vita a una dimensione dell'immaginario evidentemente dotata di una grande "forza" comunicativa, e di una notevole capacità di trasmissione dei proprio miti e dei propri sogni, caratteristiche che permettono poi a questi libri, e a queste storie, di superare i confini generazionali, e di diffondersi e affermarsi anche nel mondo degli adulti (di quelli che leggono o che vanno al cinema, almeno).

 

 

Sono di pochi giorni fa le immagini, davvero sorprendenti, delle folle da "rockstar" che hanno accolto in Italia Anna Todd (autrice della serie "After") e Veronica Roth ("Divergent"), così come più o meno negli stessi giorni la Fiera del libro per ragazzi di Bologna faceva registrare l'ennesimo successo: di pubblico, di idee e di passione, con eventi, come quello di Rick Riordan, con migliaia di ragazzi ad assistere.

 

Ma non è una sopresa. Se vogliamo almeno provare a capire in che direzione si sta orientando il consumo culturale, è utile fare un passo indietro e ripercorrere alcuni successi editoriali degli ultimi anni: non si farà fatica a notare come siano stati tantissimi i "casi" editoriali di grande interesse che hanno avuto il loro baricentro nel mondo degli adolescenti, dei giovani, dei millenials, degli sdraiati. Casi intorno ai quali si è andata costituendo, più o meno in tutto il mondo, una comunità di giovani lettrici e lettori che condividono un vero e proprio patrimonio di personaggi, storie, immagini e passioni, spesso anche attraverso una virtuosa "collaborazione" con il cinema (perché poi gli "sdraiati" hanno pure questo difetto, vanno al cinema).

 

E non parliamo solo di narrativa di genere, che sia di genere sentimentale come i romanzi della Todd o come la serie dei "disastri" di Jamie McGuire, o che sia di genere distopico come la Roth (che si colloca naturalmente nella scia di "Hunger Games" di Suzanne Collins). Si sono imposti al grande pubblico anche romanzi più strutturati da un punto di vista stilistico e/o più impegnativi sul fronte dei contenuti, come la "Storia di una ladra di libri" di Markus Zusak, o i romanzi di John Green, da "Città di carta" a "Colpa delle stelle", passando per "Cercando Alaska" e "Teorema Katherine", per limitarci solo a quelli scritti da lui e non a quattro mani con altri autori.

 

Ed è sempre agli "sdraiati" (e al cinema) che dobbiamo l'uscita dall'oblio di un romanzo di grande interesse come Noi siamo infinito di Stephen Chbosky, altrimenti destinato all'obscurity più totale. Un romanzo che parla di adolescenti, certo, ma anche un romanzo epistolare (!), pubblicato per la prima volta nel 1999 (!!). Insomma, un romanzo - e un romanzo complesso, duro, disturbante - scritto per una generazione (e attenzione, una generazione senza internet e senza smarthphone), che finisce per diventare romanzo di culto per la generazione successiva. Insomma, tanti autori, tanti romanzi, tanti film strettamente legati al mondo degli adolescenti, ma che da quel mondo poi hanno la capacità di uscire; e ci siamo limitati qui a fornire esempi di autori e opere straniere, ma ce ne sono molti, e molto interessanti, anche opera di autori italiani.

 

Fenomeni costruiti a tavolino, si sente quasi sempre dire all'interno del mondo culturale italiano "istituzionale", con una formula buona per tutte le stagioni proprio perché totalmente priva di significato. Chiunque conosca almeno un poco l'editoria sa che le operazioni a tavolino, ammesso che esistano, non riguardano certo i libri citati qui sopra (del resto, nessuno di questi è passato a "Che tempo che fa", a proposito di tavolini). Questi sono libri le cui fortune - se vogliamo provare a dare spiegazioni razionali a una cosa così imprevedibile e sfuggente come il successo di un libro - dipendono molto più (oltre che dalla qualità delle singole opere) da fattori esterni che dalla volontà dell'editore di "affermare" un determinato libro o un determinato autore.

 

Conta molto il cinema (più della televisione, che invece tende ad arrivare dopo), l'abbiamo detto, ma non sempre e non solamente. Conta soprattutto il fatto che attraverso i libri - e attenzione, libri cartacei, quasi sempre - tra gli adolescenti prende corpo qualcosa di profondo, che si è visto bene nelle piazze affollate della settimana scorsa, e che forse possiamo spiegare con il senso di appartenenza a una comunità emotiva, sentimentale e anche fisica. Ovviamente il passaparola positivo scatta dentro la dimensione immateriale della rete e dei social network, ma non si ferma lì. La comunità virtuale, anche attraverso il libro, diventa anche comunità fisica, di ragazzi e ragazze che si incontrano e parlano. Ed è proprio questa comunità emotiva e sentimentale, popolare in fin dei conti, e spontanea, unita da sogni ed emozioni condivise, che l'editoria "adulta", con la sua vanità, la sua ossessione per le vendite, e il suo pericoloso disinteresse per i sogni e le emozioni, non riesce quasi più a costruire intorno ai suoi libri.

 

Fonte: huffingtonpost.it

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