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I poteri delle maestre e i doveri dei genitori

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altdi Federica Mormando

 

ll bambino si muove molto, si distrae: disturba! Forse è iperattivo.

Non scrive gli apostrofi-legge male-scrive fuori dalle righe. Dislessia? Disgrafia?

Non sa le tabelline e non calcola a mente: discalculia? 

La maestra lancia dubbi ai genitori e la mamma (di solito è lei) porta il pargolo dalla psicologa, assai spesso quella consigliata dalla maestra. Può iniziare così un percorso perverso, uno slalom fra logopediste psicomotriciste e psico d’ogni tipoPeccato che spesso, molto spesso il piccino sia davvero e soltanto maleducato, e che la maestra non sappia interessare la classe. 

 

Spesso, troppo spesso i disgrafici-lessici-calculici sono bimbi che non hanno imparato l’apostrofo e le doppie, che non hanno letto abbastanza (ma chi mai leggerebbe  volentieri se poi dovesse riempire una scheda per dimostrare la “comprensione del testo”?).E ancora: compiti a casa. Famiglie bloccate per finire le consegne del lunedì, serate sfilacciate e urlanti sui doveri per il giorno dopo, con bambini che escono da scuola alle 16 ed oltre (ma che ci fanno a scuola se ancora hanno compiti?) e rifiutano sempre più tutto quanto: la scuola la mamma i compiti la lettoscrittura,  anelando alla play che almeno non si deve capire niente e non te la fa la mamma. Infatti te la levano ogni due per tre come se si dovesse studiare per il fine ultimo di usare l’IPad  in pace. E piovono note: ha lasciato a casa il quaderno, ha disturbato in classe, tirava freccette e girava fra i banchi invece di stare attento. Ma se in classe ci sta la maestra che senso ha passare la patata bollente ai genitori che sono a casa?

Vediamo di chiarirci le idee. Il compito della maestra è insegnare e trovare il modo di far imparare, ovviamente dando per scontato che sappia ciò che insegna e magari anche un po’ di più. Fra i suoi compiti, sta anche ottenere la disciplina, dare un’occhiata a che i bulli non molestino i ragazzini più educati, accorgersi se uno non ha capito gli apostrofi e far innamorare della lettura e perfino della scrittura. E del conoscere, trasmettendo entusiasmo, che fa  sopportare e talora amare il  rigore. Visto che la scuola dura un sacco di ore, gli esercizi dovrebbero essere fatti pero più in classe. Visto che bisogna anche insegnare a distinguere fra lavoro e tempo libero, è opportuno e salutare permettere agli allievi di fare delle vacanze vacanze e della scuola scuola.Quando gli insegnanti sono tanti, i compiti delle vacanze dovrebbero essere concordati in modo da non farne uno strazio quotidiano per tutta la famiglia. E i genitori, che spesso sono proprio quelli che si sono ribellati ai propri insegnanti, dovrebbero riflettere su potere e dovere propri e degli insegnanti, e pretendere da questi buon senso, coscienza dei propri doveri e rispetto delle proprie competenze

Il problema dell’indisciplina appartiene alla scuola e i genitori possono ammonire i figli, ma non risolverlo, come i problema della noia in classe. Le maestre non sono medici e non devono suggerire patologie, a meno che il disturbo non sia davvero molto evidente, nel qual caso invece di proporre diagnosi e psicologi devono solo segnalare i sintomi e suggerire un approfondimento clinico. Io incontro in continuazione genitori preoccupati per inesistenti iperattività, Asperger, dis d’ogni tipo.  E bimbi esausti e insofferenti per compiti serali o domenicali. La verità è che il virus dello scarica barile, da decenni incrementato a ogni livello sociale, porta a un continuo ping pong. I bambini fanno da pallina, e van fuori campo.

 

Fonte: blog  Scuola di Vita del Corriere della Sera

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