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Durata dell’obbligo scolastico

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di Norberto Bottani

A cosa serve l’obbligo scolastico? Di solito si ritiene che si tratta di una norma indispensabile per garantire pari opportunità d’istruzione, per impedire lo sfruttamento dell’infanzia, per elevare il livello d’istruzione medio della popolazione, per aumentare il capitale umano. Quanto sono pertinenti questi argomenti? Quali tabù si violano quando si afferma che l’obbligo scolastico è una norma superata e che se ne può fare a meno? Senza giungere a questo estremo si giustificano con prove alla mano le opinioni favorevoli al prolungamento dell’obbligo scolastico? Quali risultati si ottengono? E se si accorciasse la durata dell’obbligo scolastico cosa succede? Chi ne beneficerà, i ricchi o i poveri?

 

Questo è un tema scottante nella politica scolastica italiana dove si gioca da anni sulla differenza semantica tra obbligo scolastico e diritto all’istruzione per fare fallire svariate riforme scolastiche. In Italia esiste il diritto all’istruzione fino a 18 anni ma l’obbligo è fissato a 15 anni. Questo divario suscita una bel pasticcio ogniqualvolta si tenta di riformare la durata della scolarizzazione oppure le modalità della scolarizzazione. Dove sono le prove favorevoli a una tesi o all’altra ? Ci sono indagini scientifiche in corso sulle quali ci si può appoggiare per difendere una di queste soluzioni ?

Nel discorso sullo stato dell’ Unione del 2012, il presidente degli Stati Uniti Obama ha dichiarato che tutti gli stati dell’Unione dovrebbero portare l’obbligo scolastico a 18 anni [1]. Immediatamente, il Dipartimento di politica scolastica del Brookings Institute [2] ha impostato uno studio per verificare se la proposta di Obama avesse gli effetti dati per scontati, ossia la riduzione della dispersione scolastica e il miglioramento degli apprendimenti scolastici. Subito s’impone un’osservazione: nulla deve essere dato per scontato a priori in educazione. Qualsiasi affermazione va verificata. Non ci sono dogmi che tengano. Questo è il compito della ricerca scientifica.

Il documento, allegato a quest’articolo, è stato redatto da Grover J. “Russ” Whitehurst e da Sarah Whitfield del Brookings Institute ed è stato reso pubblico all’inizio di agosto 2012. “Russ” Whitehurst non è un ricercatore qualunque. E’ direttore del Brown Center per le politiche scolastiche al Brookings Institute. Inoltre ha diretto l’Istituto nazionale delle scienze dell’educazione [3] del Dipartimento Federale Americano durante l’amministrazione Bush jr. Va da sé che il MIUR non dispone di nessun centro di ricerca simile e che con duce le politiche scolastiche a lume di naso.

Si presenta qui un riassunto sommario del documento e si rinvia al testo per esteso in inglese allegato a quest’articolo.

Siccome il governo federale USA non ha nessuna autorità in materia di obbligo scolastico, si deve supporre che l’invito di Obama rivolto agli Stati di aumentare la durata dell’obbligo scolastico si basi su prove incontrovertibili della validità assoluta di questa raccomandazione. E’ infatti del tutto sorprendente che in un discorso come questo che è quello più atteso dell’anno il presidente abbia inserito un’indicazione di questo tipo che il governo federale non può imporre.

Secondo l’Associazione nazionale USA dei direttori delle scuole dell’insegnamento secondario negli Stati Uniti, nel 2010 in tredici Stati si discuteva se valesse la pena di modificare la legislazione scolastica per prolungare la durata dell’obbligo scolastico fino a 18 anni. Come si può facilmente supporre, una decisione del genere non va da sé. Finora, soltanto uno stato, il Maryland, ha adottato un provvedimento del genere ma si è previsto di realizzarlo a tappe:l’estensione fino a 18 anni dell’obbligo scolastico non sarà effettiva che nell’anno scolastico 2017-18.

Quali sono le prove evidenti degli effetti del prolungamento dell’obbligo scolastico?

Il prolungamento dell’obbligo scolastico fino a 18 anni negli Stati nei quali finora la scolarità obbligatoria è inferiore produrrà benefici significativi per quel che riguarda le immatricolazioni alle università o nell’insegnamento terziario in genere? Quali sono i costi che possono essere associati ad un prolungamento dell’obbligo scolastico e questi costi sono giustificati dai benefici presunti generati dal prolungamento dell’obbligo scolastico sia per gli studenti che per la società? Le risposte a queste domande non sono affatto semplici ed è per questa ragione che questo tema va esaminato con attenzione tanto più che il presidente stesso degli Stati Uniti l’ha sollevato pubblicamente.

Gli autori dell’indagine hanno esaminato le ricerche esistenti su questa questione ed hanno svolto analisi originali che sono sfociate nelle conclusioni seguenti [4] :

Stati con un obbligo scolastico prolungato non hanno una proporzione di immatricolati più elevata degli Stati nei quali la scolarità obbligatoria è più bassa. Questa conclusione si basa su un’ analisi originale che compara la proporzione delle matricole dell’anno scolastico 2008-2009 degli Stati nei quali l’obbligo scolastico è già a 18 anni e la proporzione delle matricole negli Stati nei quali la fine dell’obbligo scolastico è fissata a 16 o 17 anni. Inoltre, gli autori dell’indagine hanno svolto la stessa analisi tenendo in considerazione la dimensione demografica dei vari Stati perché è evidente che negli Stati più popolati la proporzione delle matricole dovrebbe essere elevata. La stessa considerazione vale per quel che riguarda la composizione etnica della popolazione studentesca. Gli autori hanno scoperto che con o senza controlli demografici, gli Stati nei quali l’obbligo scolastico è di 18 anni la proporzione di matricole è dell’1-2% inferiore a quella degli Stati nei quali l’obbligo scolastico giunge solo a 16 o 17 anni. Questa differenza va dunque in direzione contraria a quanto sostengono i difensori del prolungamento dell’obbligo scolastico i quali esigono che tutti gli studenti vadano a scuola fino a 18 anni.

Questo risultato non è un capriccio dell’anno scolastico 2008-2009. Infatti se si considerano le statistiche che coprono l’arco di tempo che va dall’anno scolastico 1994-95 al 2008-09, la proporzione delle matricole è molto simile nelle due categorie di Stati per tutto questo periodo di 14 anni. Ovverosia, negli Stati con un obbligo scolastico ridotto, la proporzione delle matricole è più elevata che non negli Stati con l’ obbligo scolastico fino a 18 anni. Se si dovesse parlare di una tendenza qualsiasi questa è favorevole alla durata inferiore dell’obbligo scolastico : negli Stati nei quali la durata dell’obbligo scolastico è ridotta la proporzione delle matricole è del 3% più alta nel 2008-09 che non nel 1994-95 rispetto agli Stati che hanno mantenuto durante questo periodo l’età della fine dell’obbligo scolastico a 18 anni.

Durante questo periodo di 14 anni, dieci Stati hanno portato a 18 anni la fine dell’obbligo scolastico. Per tenere conto di questa evoluzione si è evidentemente adottata una metodologia statistica appropriata. [5]

Fra gli altri risultati significativi di questa indagine, si possono segnalare i seguenti:

  • I costi indotti dal prolungamento dell’obbligo scolastico per reclutare ulteriori insegnanti e creare nuove aule sono probabilmente minimi perché la correlazione con una durata più lunga dell’obbligo scolastico è ridotta;
  • Il prolungamento della durata dell’obbligo scolastico ha poca incidenza sulle cause di fondo che determinano un’ alta proporzione di dispersione scolastica o di dropouts ed è improbabile che il prolungamento aumenti la proporzione delle matricole in maniera significativa tale da essere notata sia dai responsabili politici sia dai cittadini che pagano le tasse ;
  • Non c’è nessuna relazione consistente tra le leggi assai blande e generiche che impongono la durata della scuola dell’obbligo e la proporzione degli studenti che frequentano la scuola. [6];
  • Il prolungamento della durata dell’obbligo scolastico potrebbe indurre in un primo tempo una porzione della popolazione incline a disertare la scuola o ad abbandonarla a continuare a frequentare la scuola per alcune settimane o per alcuni mesi allo scopo di giungere all’età legale che libera dall’obbligo. Pertanto, gli effetti del prolungamento sulla riduzione della proporzione dei dropouts sono minimi ;
  • Si conoscono numerose esperienze e strategie politiche che hanno come obiettivo gli studenti che disertano precocemente la scolarità, i dropouts, le scuole con un’ alta proporzione di dispersione scolastica. Molte di queste esperienze sono altamente efficaci, con prove alla mano, per ritenere gli studenti a scuola. Pertanto, qualsiasi provvedimento sensato che si prefiggesse di ridurre la proporzione dei dropouts deve tener conto di questi interventi. Un aumento della durata dell’obbligo scolastico di per sé non avrebbe incidenze significative pari a queste esperienze.

 

[1] "So tonight, I am proposing that every state, every state, requires that all students stay in high school until they graduate or turn 18"

[2"Brown Center on Education Policy"

[3] Noto con l’acronimo IES, che vuole dire "Institute of Education Sciences"

[4] la metodologia dell’indagine è descritta in modo minuzioso nel documento originale che è allegato

[5] Ovviamente non sono costanti durante questo periodo molte caratteristiche socio- demografiche ed economiche le quali non sono state controllate statisticamente.

[6] ndr. : In altri termini, la scolarizzazione non dipende dalle leggi ; la frequenza della scuola non è in funzione della legge che stabilisce la durata dell’obbligo scolastico o l’obbligatorietà della scolarizzazione

 

Fonte: Oxidane

Allegati: Ricerca "COMPULSORY SCHOOL ATTENDANCE. What Research Says and What It Means for State Policy"

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