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L'inserimento scolastico dei bambini adottati nelle scuole di Roma: esperienze a confronto

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di Marina D'Onofrio

Il rapporto tra scuola e adozione è tutt'oggi difficile, nonostante, ormai, siano sempre di più i bambini adottati internazionalmente che arrivano nel nostro paese. I docenti, ad esempio, continuano ad assimilare il bambino adottato al bambino immigrato, proponendo, quindi, interventi d’integrazione non tarati sui bisogni specifici che l'adozione porta con sè. Non vengono, inoltre, progettati interventi di supporto alle difficoltà che i minori adottati, con le loro specificità, incontrano a scuola. Anche laddove viene riconosciuta la sua “normalità differente”, in mancanza delle competenze per accoglierlo nel modo più giusto, si tende ad assumere nei suoi confronti atteggiamenti iperprotettivi ed eccessivamente condiscendenti, che possono trasmettere un messaggio di diversità e svalutazione negativo per il bambino.

Si evidenzia l’urgenza di trasmettere agli insegnanti le adeguate conoscenze che li aiuti ad adattare l'intervento didattico/educativo ai bisogni dei bambini adottati. La mancanza di indicazioni precise a livello ministeriale e di linee guida per l'accoglienza di un minore adottato con adozione internazionale, rende questa necessità ancora più evidente.

Sulla base di tali premesse, è stata svolta una ricerca con lo scopo di far emergere, qualora fossero presenti, le strategie che le scuole di Roma mettono in pratica autonomamente per accogliere il minore adottato a scuola e per sostenerlo durante il percorso scolastico, anche in assenza  protocolli di accoglienza stabiliti a livello centrale.

La rilevazione è stata effettuata attraverso un'intervista alle insegnanti di alcune scuole di Roma, riguardante la loro personale esperienza con i bambini adottati, il modo in cui viene affrontato il tema dell'adozione in classe, se affrontato, e la loro preparazione a riguardo.

I risultati emersi dalle interviste hanno delineato due diverse tendenze rispetto alla tematica.

La prima è quella delle scuole che, nonostante l'assenza del protocollo di accoglienza per i minori adottati, cercano autonomamente gli strumenti per permettere al bambino di sentirsi accettato e di potersi raccontare all'interno della classe. In particolare, in queste scuole:

  • l'adozione viene presentata nelle classi come uno dei modi in cui può nascere una famiglia, e la tematica viene affrontata sia nelle classi dove ci sono bambini adottati, così da permettere loro di veder riconosciuta la propria esperienza, sia nelle prime classi, quando viene approfondita la storia personale. Laddove sono presenti alunni adottati, la tematica viene spesso affrontata a partire dai racconti del bambino stesso, rispettando, così, il suo eventuale desiderio di raccontarsi, e a partire dalle domande dei compagni, spesso incuriositi dalle sue origini e dal suo Paese di provenienza. Proprio questi elementi diventano, per le insegnanti, una risorsa attraverso la quale insegnare agli alunni a conoscere gli altri, creando un clima privo di pregiudizi.
  • L'attenzione alle specificità del bambino adottato, porta gli insegnanti a creare delle alternative alla tradizionale didattica utilizzata, soprattutto nelle prime classi: al posto del classico albero genealogico, utilizzano forme alternative che permettano al bambino adottato di raccontarsi; per agevolare l’abitudine a storicizzare gli eventi, non viene chiesto al bambino di partire da sé, dai suoi ricordi di infanzia, ma dalla sua storia più recente, ad esempio dal tempo trascorsa a scuola, attraverso racconti e disegni che non riguardano, quindi, il privato famigliare, ma i momenti di classe. La necessità di creare strumenti nuovi per parlare di adozione in classe nasce anche dalla difficoltà di trovare libri di testo che possano aiutare, in questo, gli insegnanti.
  • nella scelta della classe di inserimento, si preferisce inserire i bambini adottati in una classe inferiore rispetto a quella prevista per la loro età. In questo modo, il minore ha la possibilità di colmare alcune delle lacune che inevitabilmente ha, rispetto ai suoi compagni, specialmente in ambito linguistico.
  • Le attività in classe vengono decise sulla base dei bisogni specifici di ogni bambino, individuati attraverso il coinvolgimento e il confronto diretto con i genitori adottivi. Instaurare un rapporto con loro diventa fondamentale, perché conoscono meglio di chiunque altro i bisogni del bambino: in questo modo è possibile pensare soluzioni specifiche, che meglio rispondano alle esigenze del minore. Ovviamente, tale confronto non si esaurisce con l'inizio dell'anno scolastico, ma è continuo, nell'interesse del bambino.
  • data la scarsa formazione che, generalmente, caratterizza le nostre scuole rispetto alla tematica adottiva, gli insegnanti provvedono autonomamente alla propria formazione personale, in base alle diverse problematiche che emergono in classe, così da essere pronti a rispondere in maniera adeguata ai bisogni che i bambini manifestano. Esprimono, comunque, la necessità di formarsi maggiormente rispetto al tema dell'adozione e ritengono necessarie delle linee guida decise a livello ministeriale, utili per stabilire, all'interno delle scuole, una prassi uniforme di accoglienza.

Diversamente, la seconda tendenza emersa dalle interviste è quella diffusa nelle scuole che preferiscono non affrontare il tema dell'adozione in classe, perché, oltre ad essere un argomento considerato delicato, rappresenta solo una delle numerose situazioni che possono essere presenti all'interno di una classe. In particolare, in queste scuole:

  • il tema dell'adozione viene affrontato solo nelle classi dove è presente un bambino adottato, e solo se è il bambino a parlarne. Il bambino adottato viene considerato, all'interno della classe, uguale a tutti gli altri bambini, e le sue eventuali difficoltà vengono affrontate così come si affrontano le difficoltà che ciascun bambino può incontrare in classe.
  • difficilmente gli strumenti didattici tradizionali vengono modificati per rispondere alle particolari esigenze del bambino adottato. Si preferisce piuttosto evitare quelle attività che potrebbero mettere in difficoltà il minore, o utilizzare i tradizionali strumenti, modificando solo le richieste fatte al bambino adottato, in base alle sue specifiche possibilità.
  • nella scelta della classe di inserimento, si preferisce inserire il minore nella classe prevista in base alla sua età anagrafica, a meno che non ci siano particolari difficoltà, tali da richiedere l'inserimento una classe precedente. Tale decisione è spesso dettata dalla volontà di permettere al bambino di confrontarsi e instaurare, da subito, un rapporto di amicizia con suoi coetanei; inserirlo in una classe inferiore, al contrario, potrebbe incidere negativamente sul rapporto con i compagni, non tanto alle scuole elementari ma in maniera più evidente alle scuole medie.
  • il confronto con i genitori è costante, nell'interesse di tutti i bambini, ma non viene riconosciuto come una risorsa, indispensabile per poter accogliere in maniera adeguata il minore adottato.
  • nonostante l'impreparazione degli insegnanti rispetto alla tematica, non si ritiene necessaria una formazione approfondita a riguardo, poiché considerata troppo specifica rispetto alle numerose situazioni che possono essere presenti in una classe. La loro attenzione ai bisogni e alle difficoltà scolastiche dei bambini prescinde dalle esperienze precedenti. Di conseguenza, non sono ritenute necessarie delle linee guida per l'inserimento scolastico del minore adottato, o progetti di accoglienza specifici nelle scuole. Questo perché l'adozione è solo una delle tante specificità che i bambini portano, con la loro presenza, in classe.

Dalle interviste emerge che lo specifico tema dell’accoglienza scolastica dei minori stranieri adottati, ancora oggi, non rappresenta un tema centrale per l'istituzione scolastica. Gli strumenti didattici a disposizione degli insegnanti, compresi i libri di testo utilizzati nelle scuole, non comprendono riferimenti alla famiglia adottiva; la conoscenza della realtà dell'adozione è ancora limitata, e spesso legata ai racconti dei bambini in classe. Non esiste ancora una vera e propria "cultura dell'adozione", necessaria, invece, per individuare strategia di accoglienza adeguate.

La stessa normativa nazionale inserisce il tema dell'adozione all’interno del fenomeno più generale dell’intercultura, accomunando i minori stranieri, che arrivano in Italia con la loro famiglia per flussi migratori, ai minori adottati da altri Paesi. Sicuramente, questo influisce in maniera negativa sull'attenzione che la scuola presta alle specificità dell'adozione.

L'assenza di linee guida per l'inserimento scolastico dei minori adottati, costringe la scuola, e in particolare le insegnanti, a dover individuare autonomamente le strategie adeguate e spesso la mancanza di una formazione specifica e approfondita rispetto alla tematica, impedisce loro di rispondere in maniera appropriata ai bisogni di questi bambini.

Malgrado ciò, alcune insegnanti intervistate hanno mostrato molta sensibilità nei confronti della tematica adottiva, e hanno, inoltre, dimostrato di saper individuare delle soluzioni specifiche che permettano al bambino adottato di sentirsi partecipe in classe e di potersi raccontare. Ciò significa che non sempre la mancanza di strumenti specifici e strategie ad hoc si traduce in una concreta impreparazione di fronte alle eventuali difficoltà.

Nonostante ciò, risulta evidente che la redazione di linee guida ministeriali attinenti le più adeguate modalità di accoglienza scolastica di tale tipologia di allievi potrebbero diffondere, a livello nazionale, le buone prassi di accoglienza realizzate dalle Scuole, dai dirigenti e dagli insegnanti in queste anni.

 

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