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Il figlio del desiderio

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figliodesiderioAutore:  Marcel Gauchet

Editore: Vita & Pensiero - 2010

 

Cosa rappresentano i figli per i genitori del XXI secolo? Quali sono le aspettative che devono realizzare? A quali bisogni degli adulti sono chiamati a rispondere?

Il filosofo francese Gauchet descrive in maniera molto lucida il cambiamento di prospettiva degli adulti sul mondo dell’infanzia, iniziato nel secolo scorso con la “scoperta del bambino reale” attraverso la pediatria, la pedagogia e la psicoanalisi e proseguito, in maniera molto accelerata, in questo secolo con la “sacralizzazione del bambino”, ossia una rivoluzione antropologica che conduce a una sorta di esaltazione della dimensione infantile che ne sfuma i contorni reali quasi mitizzandola.

 

 

Prima, infatti, l’infanzia era una fase della vita che era necessario superare per arrivare all’età adulta. L’infanzia è le età successive erano ben differenziate e senza soluzione di continuità. Si assiste, invece, a una ridefinizione delle età della vita in cui i confini delle diverse tappe sono allungati, spostati in avanti: più lungo è il periodo dell’infanzia e più lungo anche quello della “giovinezza”.

L’infanzia, in questo senso, è ridefinita anche nel senso del contenuto, i bambini sono il futuro migliore e migliorativo. Si innesta dunque anche un nuovo valore dato all’educazione e alla formazione che vanno valorizzate nella direzione dell’individualismo (valorizzare l’individuo nelle sue specificità) e nel senso carrieristico (valorizzare la preparazione sociale al futuro).

In questa direzione l’infanzia diventa la fase della vita in cui si deve concentrare il massimo sforzo per garantire un’esistenza serena (“i giochi sono fatti prima dei 6 anni”), dunque gli adulti coinvolti devono operare sui bambini affinché possa costruirsi senza ostacolo alcuno la loro individualità in una situazione di reale preoccupazione educativa. L’infanzia acquista dunque la dimensione di un tempo mitico in cui il bambino viene preparato a diventare se stesso, in totale autoreferenzialità.

In questo clima, anche l’adolescenza si modifica: da una parte è erosa dall’infanzia, che allunga sempre di più il proprio limite (vediamo svanire un obiettivo di questa fase della vita, ossia quello dell’indipendenza sociale) e dall’altro di fonde con l’età adulta che, al contrario, tende a conservare tutti i caratteri della giovinezza (bisogna “restare giovani”) come ad esempio quello della maturità da conquistare.

Tra le conseguenze di questa “rivoluzione antropologica” si mostra evidente, secondo Gauchet, la scomparsa della ribellione adolescenziale con tutto ciò che di dirompente e creativo si è sempre portata dietro. “la giovinezza senza ribellione conduce a un mondo senza adulti – senza adulti consenzienti, in ogni caso, o con adulti per metà rassegnati e per metà frustrati”.

I giovani, dunque, non si sentono di dover aderire a un ruolo sociale e riconosciuto, in questa mancanza c’è lo spazio giusto per la realizzazione personale.

Chi è il “figlio del desiderio”? E’ il bambino veramente voluto, è il risultato di un atto di volontà e di un progetto definito, di un desiderio privato. Poiché non è più “un dono della natura” diventa il simbolo della trasformazione dei legami familiari: non è più la famiglia che fa il bambino ma è il bambino che fa la famiglia. Termina così anche il ruolo istituzionale della famiglia che non ha più la funzione sociale di “continuazione della specie” e di tenuta dei legami familiari. Alla famiglia non è più richiesto di essere produttrice e garante dei legami sociali. La nuova famiglia è organizzata in maniera privatistica, è aperta alla società ma protegge i suoi membri da questa e delega alla società la funzione di trasmissione delle regole e dei vincoli della vita collettiva. La famiglia diventa il luogo in cui si esprimono liberamente le individualità si realizza l’autenticità e la spontaneità.

Nella stessa maniera la famiglia si sente esonerata dall’imposizione di norme educative ai figli valide per i rapporti relazionali con l’esterno. La delega è alla società, è questa che ha il compito di educare, precocemente, gli individui a muoversi nel contesto sociale. Ma in questa ripartizione di compiti si creano ambiguità e conflitti. La famiglia critica fortemente i luoghi che ha delegato all’educazione, come la scuola, perché non agiscono considerando e valorizzando le specifiche individualità ma, al contrario, giudica in maniera obiettiva e non affettiva.

Questa conflittualità, secondo Gauchet, diventa evidente anche nella ricerca della felicità.

In passato i genitori volevano la felicità dei figli realizzata all’interno della società. In questo secolo, invece, si è fatta strada la ricerca della felicità intima che si deve realizzare non attraverso la felicità personale di genitore ma a seconda della felicità che sono in grado di donare e assicurare ai figli. La felicità infatti è interdetta ai genitori e viene restituita “indirettamente grazie alla condivisione di una completezza”. Si colgono così i segni di un malessere, di una depressione diffusa in questa generazione di genitori.

Tutto ciò, dunque, accresce le aspettative dei genitori e fa gravare sui figli pesanti fardelli, che si trasformeranno in inquietudini, incertezze, di non essere né riuscire a realizzare ciò che i propri genitori hanno davvero desiderato.

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