Newsletter di GenitoriChe - marzo 2012
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logo-gche                   NewsLetter n. 5 marzo 2012


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NEWS! 


 

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Il CARE ha patrocinato e parteciperà al convegno organizzato dall'Associazione AGA - Onlus "Oltre ... dal progetto alla famiglia" che si terrà a Cagliari il 24 marzo 2012.

Maggiori informazioni leggendo l'articolo:

 

OLTRE... dal progetto alla famiglia! - Convegno a Cagliari 24/03/2012

 
 
logo agaLa prima conferenza sarda della famiglia adottiva "OLTRE... dal progetto alla famiglia", si terrà sabato 24 marzo 2012 dalle ore 9 alle ore 18 nella sala conferenze dell'Hotel Mediterraneo di Cagliari.
"Gli eventi che la famiglia adottiva incontra nelle diverse fasi del suo percorso di vita permettono di riconoscere esperienza specifiche rispetto alla genitorialità biologica, dalla fase precedente alla scelta adottiva, alla fase di formazione della famiglia. La descrizione del percorso di vita della famiglia adottiva permette di individuare gli eventi, i ruoli dei genitori e i compiti che devono affrontare.
Infatti le fasi, dal momento dell’adozione, si susseguono come nella famiglia biologica, in relazione alla crescita del bambino, ma sono caratterizzate da compiti di sviluppo specifici, determinati dai legami e dalle interazioni che hanno vissuto sia il bambino, sia il genitore prima dell’incontro adottivo e che generano l'integrazione della storia familiare del bambino con quella della coppia. Questo influisce su tutto il ciclo di vita della famiglia e determina il ruolo primario dei genitori adottivi. L’integrazione delle storie famigliari rappresenta un compito peculiare della genitorialità adottiva nei diversi momenti d’evoluzione della famiglia, che si aggiunge e si sovrappone a quelli della famiglia biologica.
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ARTICOLI


Scuola media, l'"anello debole" del sistema scolastico

di Fiorella Farinelli

La scuola media è un incubatore di disuguaglianze destinate a esplodere. Occorre rivederne metodi e obiettivi, sfidando il partito unico della conservazione.

Chissà se sono stati tassisti e forconi vari a sconsigliare l’apertura di un altro fronte. È un fatto però che a viale Trastevere sembra al momento archiviato l’orientamento a ridurre da 13 a 12 anni il ciclo dell’istruzione. Un vero peccato perché l’anomalia italiana del ritardo di un anno nel conseguimento dei diplomi – 19 anni invece che 18 – non è affatto un vantaggio. Non lo è per i giovani che dopo il diploma si affacciano sul mercato del lavoro, e neppure per quelli che proseguono gli studi, sempre più lunghi, di tipo terziario. Non lo è per le famiglie, e neppure per un sistema scolastico che potrebbe utilizzare meglio i suoi organici.

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Se il rifiuto della scuola non è soltanto timidezza

di Elena Meli

Possibile che un bambino di neppure dieci anni soffra di un disturbo d'ansia? Certo, e non è neppure un'eventualità troppo remota: secondo i dati raccolti di recente su circa 3500 bambini di nove anni da Francesca Neri e Renata Nacinovich, della Clinica di neuropsichiatria dell'infanzia e l'adolescenza dell'Università di Milano Bicocca presso l'ospedale San Gerardo di Monza, circa il 10 per cento dei ragazzini presenta tratti d'ansia.

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L'inserimento scolastico dei bambini adottati nelle scuole di Roma: esperienze a confronto

di Marina D'Onofrio

Il rapporto tra scuola e adozione è tutt'oggi difficile, nonostante, ormai, siano sempre di più i bambini adottati internazionalmente che arrivano nel nostro paese. I docenti, ad esempio, continuano ad assimilare il bambino adottato al bambino immigrato, proponendo, quindi, interventi d’integrazione non tarati sui bisogni specifici che l'adozione porta con sè. Non vengono, inoltre, progettati interventi di supporto alle difficoltà che i minori adottati, con le loro specificità, incontrano a scuola. Anche laddove viene riconosciuta la sua “normalità differente”, in mancanza delle competenze per accoglierlo nel modo più giusto, si tende ad assumere nei suoi confronti atteggiamenti iperprotettivi ed eccessivamente condiscendenti, che possono trasmettere un messaggio di diversità e svalutazione negativo per il bambino.

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Il diritto di litigare in pace

di Daniele Novara

I bambini fanno i capricci, disturbano, sporcano e si sporcano, picchiano, litigano, urlano e piangono anche a sproposito e senza mai capire quando è ora di finirla e quando non è il caso. I bambini, cioé, continuano imperterriti a fare i bambini, nonostante per anni i pedagogisti, gli psicologi e tutti coloro che accompagnano e supportano i genitori e gli educatori si siano sforzati di cercare e suggerire ricette aspiranti all’armonia e alla felicità familiare e relazionale.

Ma l’ideale del «bravo bambino» è un mito: tanto ambìto quanto impossibile da realizzare, per ottenerlo spesso si paga un prezzo molto, troppo, caro. Come è nato questo mito? Dal punto di vista storico-sociologico l’ambizione all’armonia e alla serenità familiare, l’idea di famiglia come ambito di affetto, amore, sentimenti e relazioni fondate sulla gratuità e l’intimità, nasce nel Novecento assieme al movimento pedagogico, sociale e politico che concentra la sua attenzione sui bambini e conduce a una privatizzazione della relazione con i figli. Prima di allora la famiglia era soprattutto un contratto sociale basato sulla convenienza, i figli garantivano la sussistenza nelle classi meno abbienti o assicuravano una discendenza ai ceti benestanti, e sostanzialmente non crescevano in casa ma per strada o affidati a balie e tate.

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Invalsi e Valore Aggiunto: a che punto siamo?

di Tiziana Pedrizzi

Le disposizioni del governo Monti su semplificazione e sviluppo  prevedono che la partecipazione alle attività dell’INVALSI rientri nei compiti ordinari delle scuole e degli insegnanti.

Precisazione del tutto pleonastica in Paesi normali, ma a quanto pare in Italia necessaria, visto che alcune scuole  – superiori del Centro Italia soprattutto – avevano rifiutato e minacciavano di rifiutare la  collaborazione, perché avrebbe previsto attività non  previste dallo stato giuridico degli insegnanti.

Il richiamo all’INVALSI nel decreto si presenta come un segnale di interesse ovvio  da parte di un governo che tiene legami strettissimi con l’Europa, per la quale la valutazione del sistema formativo ha notevole rilevanza. Forse è anche segnale di un maggiore sostegno finanziario ad un istituto – l’INVALSI – sul quale i governi precedenti sembrano avere già applicato una fin troppo severa politica di risparmio.

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Studi sull'effetto Pigmalione - Effetti sull'aspettativa a scuola

di Maurizio Mazzotta

Frasi come queste: «non imparerete mai a vivere insieme»«non vi interessate di nulla»«sono stanco di stare con voi»«parlo e non capite», che vengono dette dall’adulto, genitore o insegnante, in momenti di sfiducia e sconforto, sono pronunciate in genere sistematicamente da un particolare tipo di insegnante (o genitore), quello che vede gli angoli bui delle cose, che considera il peggio, il meno, il cosiddetto “bicchiere mezzo vuoto”. In questi casi viene meno la funzione dell’educazione e dell'insegnamento perché non ha senso rivolgersi a un terreno “disidratato” come è il discente frustrato. Non ha senso “disidratare il terreno” e poi tentare di coltivarlo.

Alcuni studiosi hanno voluto verificare proprio le conseguenze dell’aspettativa, l’effetto Pigmalione, a scuola. 

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Chi sono, chi sarò e… soprattutto, chi dovrei essere? L’avvio della costruzione dell’identità in preadolescenza tra cambiamenti, timori e certezze

di Fatima Uccellini

La preadolescenza coinvolge i ragazzi che vanno dai 10/11 ai 14 anni, cioè da metà della quinta elementare alla fine della terza media ed è caratterizzata da complesse e rapide trasformazioni, fisiche, psichiche e sociali, che incidono irreversibilmente e in modo globale sullo sviluppo della personalità.

Sotto il profilo più strettamente sessuale, la preadolescenza rappresenta anche un momento cruciale per la manifestazione e la stabilizzazione delle cosiddette “condotte di genere”, per cui i ragazzi e le ragazze sentono il bisogno di evidenziare il proprio ruolo di maschio e di femmina seguendo i modelli proposti in famiglia e dalla propria cultura di riferimento manifestando comportamenti, gusti ed interessi tipicamente maschili o femminili. Ma la preadolescenza di un figlio, in quanto fase di un processo di crescita complesso e multidimensionale, può creare ai genitori, non poche difficoltà, a diversi livelli, nella relazione con lui: essa, infatti, rappresenta come e, forse, anche più dell’adolescenza, un’epoca cruciale di cambiamenti somatici e psicologici, l’età del “non più bambino ... non ancora adulto”, delle esperienze “forti” legate al distacco dall'infanzia, laddove, però, non sono stati acquisiti ancora completamente quegli strumenti psico-emotivi atti ad affrontarle ed elaborarle.

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Valutare o bocciare?

di Alain Goussot

Chi era senza basi, lento o svogliato si sentiva il preferito. Veniva accolto come il primo della classe. Sembrava che la scuola fosse fatta per lui. Finché non aveva capito, gli altri non andavano avanti». (Don Lorenzo Milani)

I primi della classe riescono, certo, perché hanno delle attitudini particolari ma anche perché hanno sempre buoni voti, dei «bene» e «ottimo», e superano gli esami. Ma la scuola schiaccia gli altri sotto una valanga di bocciature: eccesso di rosso nei compiti, note negative, «da rifare», quaderni tenuti male… Le osservazioni lasciano raramente al bambino il conforto di un successo. Si scoraggia e cerca altre vie – da rimproverare – altri successi. Fate sempre riuscire i vostri bambini. Il tono dell’insegnante ne sarà di colpo notevolmente riabilitato. Ma, vi diranno genitori ed educatori, non si può mettere un buon voto ad un lavoro insufficiente, o congratulare un allievo per un quaderno tenuto male. Certo, ma possiamo praticare una pedagogia che permetta ai bambini di riuscire, di presentare dei lavori fatti con amore, di realizzare dei dipinti o delle ceramiche che sono dei capolavori, di fare delle conferenze applaudite dagli uditori. È tutta la formula della scuola che bisogna cambiare, e il ruolo anche dell’educatore che, invece di essere un censore esclusivo, saprà promuovere il suo ruolo eminente di aiuto. (Célestin Freinet). Leggi tutto


Idee per una pedagogia della gravidanza, del parto e del post-partum

di Tania Terlizzi

Considerato per anni esclusivo territorio medico-ostetrico, il periodo della gravidanza e dei primi giorni dopo il parto è rimasto al di fuori del campo di intervento della pedagogia, dal momento che per molto temposi è pensato, e per molti versi ancora oggi si pensa, che una donna e il suo bambino abbiano in quel periodo bisogno soltanto di un’adeguata assistenza medica e sanitaria, che consenta loro di uscire indenni da un’esperienza difficile e così «eccezionale».

Questo punto di vista così diffuso ha in sé molti limiti, che dipendono in maniera decisiva dall’idea di gravidanza e parto che esso sottende. Lo stato di gravidanza e il periodo del puerperio rappresenterebbero, secondo la visione tradizionale, una sorta di parentesi nella vita della donna, durante la quale essa si troverebbe a dover fare i conti con una situazione di limitazioni fisiche da gestire sotto il diretto controllo di un medico che dovrebbe garantirne l’incolumità e la sicurezza. La pecca maggiore di questa visione così tecnicistica è a mio avviso quella di non cogliere il significato profondo che quest’esperienza ha nella vita di una donna e in quella del suo bambino e del loro rapporto futuro. Credo che proprio a partire dal rifiuto di questa visione così limitata potrebbe attivarsi il contributo della pedagogia.

Essa infatti, per le caratteristiche che le sono connaturali, può restituire respiro e significato a questa esperienza così importante, ridimensionando l’impronta esclusivamente medicalizzata che essa è andata assumendo negli anni, restituendo alla donna la dignità di protagonista di un periodo della sua vita di cui oggi troppo spesso è ridotta a spettatrice passiva da parte di coloro che si occupano di lei dal punto di vista sanitario e medico. Leggi tutto




DA LEGGERE

Il momento tanto atteso

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Autore: Monya Ferritti

Editore: Giunti 2011

Cosa è l’adozione? Cosa significa essere adottati? Quando un bambino può essere adottato?

Sono queste generalmente le domande a cui gli adulti (genitori, insegnanti, ecc.) devono rispondere quando arriva in classe un nuovo compagno dal Brasile, oppure entra nella propria squadra di pallavolo un bambino nato in Russia, oppure quando nostra figlia gioca spesso ai giardini con una bambina con i tratti orientali che i suoi genitori non hanno.

Il racconto “Il momento tanto atteso ” vuole aiutare i genitori e gli insegnanti a rispondere a queste domande attraverso la storia di Sara, la piccola protagonista del racconto, che sta aspettando di partire per il Burkina Faso per andare a prendere il fratello adottivo.


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