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Educare alle differenze

altIl 20 e 21 settembre a Roma, presso la Scuola Di Donato in via Bixio 83, si tiene la “Giornata nazionale per l’educazione alle differenze dentro e fuori la scuola”. Si tratta di un incontro nazionale tra associazioni, insegnanti, gruppi istituzionali e genitori con l'obiettivo di tessere un filo e costruire una rete tra tutte le esperienze del nostro paese che quotidianamente lavorano dentro e fuori le scuole per promuovere libertà e pluralità, a partire dal ragionamento sull’identità di genere. 

 

Il Bambino: uno specchio che fa riflettere

di P. Grattagliano

altL’articolo parte dall’assunto che i bambini, nel corso del loro sviluppo, apprendono il modello che i genitori, il più delle volte inconsapevolmente, gli trasmettono, attraverso gesti, parole, comportamenti  e soprattutto emozioni.

E’ come una lavagna sulla quale scriviamo tutto quello che ci sembra utile, necessario alla loro crescita, spesso desiderando che imparino quello che noi non abbiamo mai imparato e siano quello che noi stessi non siamo mai stati, mettendo sulle loro fragili spalle carichi totalmente inutili: i nostri progetti, le nostre aspettative, in pratica tutto quello che avremmo voluto essere e averei.

Spesso i nostri figli possono rappresentare il compenso per i nostri fallimenti. Si dice di che i bambini siano una sorta di spugna che assorbe tutto quello che l’ambiente circostante gli propone. Piaccia o no questo è vero. 

 

A proposito di Grimilde

di Daniela Marenco

altQuesto mio scritto è nato da alcune riflessioni stimolate dall’interessante articolo di Bruna Marzi: “La paura del lupo”.

Il rapporto con l’oggetto fobico, è sempre un rapporto ambivalente, di fascinazione. Freud in “Totem e Tabù”, rispetto alla fobia dei cavalli del piccolo Hans, scrive: “L’odio derivante dalla rivalità per la madre non può espandersi liberamente nella vita psichica del bambino, deve lottare contro la tenerezza e l’ammirazione da sempre esistenti per la stessa persona che è oggetto di odio, il bambino si trova un atteggiamento emotivo ambiguo, ambivalente nei confronti del padre e in questo conflitto di ambivalenza si procura un sollievo spostando i suoi sentimenti di ostilità e di paura su un surrogato della figura paterna. (…) Il conflitto prosegue piuttosto sull’oggetto di spostamento, l’ambivalenza invade questo oggetto. È innegabile che il piccolo Hans provi non soltanto paura, ma anche rispetto ed interesse per i cavalli. Non appena la sua paura si è attenuata, egli stesso si identifica con l’animale prima temuto. Galoppa come un cavallo e morde a sua volta il padre. In questo stadio della risoluzione della fobia non esita a identificare i genitori con altri grossi animali.” 1 

 

Genitori e adolescenti: un’alleanza possibile?


alt

 

 

 

 Sintesi Intervento - Scuola Ippolito Nievo – 17 maggio 2014

 

«Domani partirai
non ti posso accompagnare
sarai sola nel viaggio
io non posso venire
il tempo sarà lungo
e la tua strada incerta
il calore del mio amore
sarà la tua coperta….
ho temuto questo giorno
è arrivato così in fretta
e adesso devi andare
la vita non aspetta
guardo le mie mani
ora che siamo sole
non ho altro da offrirti
solo le mie parole…
(In viaggio – Fiorella Mannoia)



L'adolescenza occupa una dimensione spazio-temporale di transizione, caratterizzata da continui movimenti interiori, da trasformazioni psico-fisiche e da crisi che la identificano come uno dei momenti più complessi e creativi di tutta l’esistenza. L’adolescenza si configura, perciò, come un periodo evolutivo dalla grandissima variabilità, sebbene risulti connotato da alcuni elementi costanti ricorrenti, che la caratterizzano in modo preciso e determinato.
L’adolescenza (14-18/20 anni), in primo luogo, si può definire come l’età in cui maggiormente viene affrontato il tema della differenziazione e della definizione della propria identità. I molteplici e complessi compiti di sviluppo dell’ adolescente, infatti, rappresentano nodi cruciali da affrontare al fine di diventare un adulto consapevole, capace di scelte e decisioni importanti. Essi coinvolgono varie dimensioni del Sé:

l’ Area corporea: (costruzione immagine corporea stabile e affermazione identità di genere),

l’ Area Relazionale (processo di separazione/individuazione e ricontrattazione relazioni familiari), passaggi cicli scolastici, relazione più matura con i coetanei (gruppo)

l’Area Cognitiva (sviluppo del pensiero ipotetico-astratto).

 

C’è anche la povertà educativa

di Chiara Saraceno

 

altL'indice di povertà educativa

Già da qualche anno l’Unicef, sulla base di una letteratura sempre più ampia[1], ha iniziato un lavoro di messa a punto di indicatori del benessere specifici per i bambini e ragazzi. Si tratta di una operazione non semplice, sia sul piano metodologico che concettuale,  resa ancor più ardua dalle finalità comparative, che tuttavia merita di essere perseguita a fini non solo conoscitivi, ma anche di policy. Va accolto quindi con molto interesse il lavoro fatto da Save the Children, nel suo ultimo rapporto La lampada di Aladino,[2] per costruire un indice di povertà educativa (IPE), che si accosti a quelli  di povertà economica e di deprivazione materiale grave per valutare la carenza di risorse adeguate alla crescita e sviluppo delle capacità individuali. Gli indicatori che lo compongono riguardano sia le caratteristiche dell’offerta scolastica pubblica, sia dati di comportamento quali la dispersione scolastica, la pratica sportiva, la partecipazione ad attività culturali. Come tutti gli indici è necessariamente parziale e vi sono problemi metodologici e concettuali non del tutto risolti, a partire dalla questione se dare o meno lo stesso peso a indicatori molto eterogenei, e da quella di come combinare dati di input (risorse) con dati di outcome (esiti). Mancano, inoltre, perché materialmente non disponibili, molti dati che pure sarebbero utili. Infine, a differenza degli indicatori sulla povertà e la deprivazione materiale, questo indice si riferisce innanzitutto a intere realtà territoriali e non a singole condizioni individuali.

 

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