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“Maestri” del cinema. La figura dell’insegnante nel film e nel documentario

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di Fabrizio Colamartino

Risale solo ad alcuni anni fa il film di Laurent Cantet La classe, vincitore della Palma d’oro a Cannes nel 2008, nel quale emergevano una serie di questioni fondamentali per orientarsi nell’universo scolastico contemporaneo quali i problemi dell’integrazione, la divergenza dei linguaggi (tra generazioni diverse ma non solo), il rapporto tra autorevolezza e autorità. Un film che costituisce una sorta di punto di svolta dello sguardo cinematografico sulla scuola così come lo fu alcuni anni prima, nel 2002 per l’esattezza, Essere e avere di Nicholas Philibert che suggeriva, attraverso la sua stessa forma, un approccio “ecologico” alla scuola e ai suoi protagonisti. Dal 2008 ad oggi ovviamente non sono mancati i film sulla scuola, ma ciò che è interessante notare è come, forse anche sotto la spinta del successo del film di Cantet, siano decisamente più numerose quelle pellicole che centrano la loro attenzione sulle figure degli insegnanti e che, soprattutto, le ritraggono in maniera molto diversa che in passato.

 

LA FAMIGLIA E I SOCIAL NETWORK: VICINI E LONTANI. COSTRUZIONE DI RAPPORTI EMOZIONATI

ws2011-aup-social-iconsa cura di Carolina Host

 

Ho incontrato spesso, nel mio lavoro, genitori spaventati dall’assidua attività sui cellulari, smartphone, computer e tablet dei figli adolescenti: “non so che fa, con chi parla? cosa guarda? non vede nessuno, sta sempre attaccato al tablet, è solo? Guarda cose violente?”.

Chi mi interpella sono genitori che si raccontano. I figli sono in casa, in salotto, sul divano, a tavola, davanti o accanto a loro ma la loro privacy, i loro interessi, le loro amicizie e il loro bisogno di solitudine, non lo esercitano più chiudendosi in una stanza o uscendo di casa, la vivono con un cellulare e un paio di cuffiette, connessi a Internet.

Famiglie in casa, in vacanza, in automobile che sentono di essere disperse in un altrove entro cui i figli si connettono, in quel mondo del Web che appare essere il loro unico attrattore di interesse.

Vicini e lontani. Vicini ma lontani. E questo attiva domande, preoccupazione, incomprensione nei genitori.

Ho parlato con una mamma che mi ha detto che ha imparato a chattare su Whatsapp per parlare con i figli, che si è aperta la pagina Facebook per controllare e per capire. “Ho scoperto che il grande ha la ragazza. Ma quando la vede?”.

 

“Inside Out”, che fine ha fatto il libero arbitrio?

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102815673-io Joy standard.530x298di Riccardo Manzotti

 

Pochi film hanno ricevuto un plauso così universale e così trasversale – piccoli spettatori, genitori, esperti, critici cinematografici e psicologi – quanto il recente "Inside Out" di Pete Docter (Disney/Pixar 2015). Il film è stato elogiato per la delicatezza della trama, il trionfo dei buoni sentimenti, la forza drammatica della vicenda, l’originalità e la coerenza narrativa, ottenendo, sull’esigente sito americano Rotten Tomatoes, un punteggio critico di 98/100.

 

Secondo Paolo Mereghetti, il critico del Corriere della Sera, il cartone animato è “straordinario […] perché ha una capacità incredibile di trasformare in gag animati in personaggi antropomorfi dei concetti astratti” e “ti apre la testa, ti entra dentro, ti lascia ogni secondo stupito e ammirato ad applaudire di fronte a qualcosa che non avresti mai pensato di vedere al cinema” (18/5). Per Chiara Ugolini, Repubblica, si tratta di “un film sulle emozioni che permette allo spettatore di provarle tutte” (18/5). Per Brian Viner, Daily Mail, “Il termine geniale è utilizzato con troppa facilità, ma questo film lo merita in pieno” (31/8). Emily Yoshida, The Verge, augura a tutti di fare tesoro di un prodotto che impartisce una sofisticata lezione di vita (31/8). Richard Roeper, Chicago Sun-Times, non ha dubbi – il film è “coraggioso, bellissimo, dolce, divertente, profondo, irresistibilmente commovente” (14/8). Infine, Gianni Canova, Università IULM, si trova di fronte a “un piccolo, intenso romanzo di formazione che è tra i più belli del cinema degli ultimi dieci anni” (21/9).

 

Vado a scuola (Sur le chemain de l’école)

sur le chemin de lecoleRecensione di un film documentario sul diritto universale allo studio

 

di Joseph Moyersoen

 

Dedicato al diritto all’educazione, uno dei principali diritti dei bambini sancito anche dall’articolo 28 della Convenzione ONU sui diritti del fanciullo, questo documentario osserva e racconta il periglioso cammino parallelo verso l’istruzione che quattro bambini di quattro diversi mondi e continenti, devono affrontare ogni giorno per raggiungere la loro scuola. Jackson, Zahira, Carlito e Samuel sono gli impavidi eroi di “Vado a scuola”, moderni Ulisse o personaggi di un road-movie, mossi dalla consapevolezza che la sola maniera per crescere e sopravvivere alla povertà, è imparare a leggere e a scrivere.

 

IL TEMPO DELLA PREVENZIONE

Bambina-sgridata-1La prevenzione delle difficoltà scolastiche inizia prima dell'entrata nella scuola primaria: esiste una continuità nell’apprendimento che l’avvio dell’acquisizione della letto-scrittura mette alla prova e che noi, come docenti, dobbiamo imparare a "leggere".

 

Inizio dell’anno scolastico e prevenzione delle difficoltà scolastiche: se ne parla da anni eppure accadono ancora oggi certi fatti che sembrano riportarci al punto di partenza. In questo post, racconterò la storia di Anna, emblematica di come, a volte, la sottovalutazione delle difficoltà di apprendimento accentui nel bambino un senso di frustrazione che può sfociare in comportamenti molto diversi, da quelli disturbanti a quelli di attesa silenziosa.

 

Prima ancora di raccontare la storia di questa bambina, mi preme sottolineare un fatto: prevenire le difficoltà scolastiche significa saper riconoscere i processi sottostanti alle abilità di base, che devono essere potenziate perché il bambino affronti la scuola primaria nelle migliori condizioni possibili. Certo in questi anni c’è stata un’evoluzione positiva. A volte, però, sembriamo tutti più attenti a “ciò che si deve insegnare” e meno a “come il bambino apprende, sviluppa le sue abilità” – un’attenzione, quest’ultima, che invita ad adottare una traiettoria evolutiva sugli apprendimenti di base.

 

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