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Le origini del comportamento aggressivo infantile

angry-kidsPerché, come e quando i bambini aggrediscono nella interpretazione teorica della psicoanalista Susan Isaacs. Proposta per una classificazione dei moventi degli episodi aggressivi.

di Dafne Guida

In molte occasioni gli episodi di aggressività infantile incontrano parecchie difficoltà di lettura da parte dell'adulto. Il modo più semplice di spiegare il comportamento aggressivo infantile è quello di farlo risalire alla emulazione di comportamenti aggressivi degli adulti. In realtà, molti bambini educati con dolcezza dagli adulti che si occupano di loro manifestano comportamenti aggressivi spontanei.

È facile dedurre, pertanto, che tutti i bambini sono in grado di manifestare la loro ostilità con forme ed intensità diverse, a seconda della storia personale di ciascuno, dei modelli comportamentali ed educativi proposti loro, dei sentimenti e delle fantasie più o meno inconsce. Una modalità di interpretazione dei comportamenti aggressivi infantili è offerta dalla letteratura psicoanalitica e, in particolare, da Melanie Klein, che nel volume The Psycho-Analysis of Children propone parecchie interessanti interpretazioni teoriche del comportamento infantile, desunte dalle osservazioni da lei direttamente condotte in sede analitica.

 

Continuare a riformare la scuola: ripensare consigli di classe e bocciature

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di Francesco Rocchi

È novembre, e siamo a metà quadrimestre, tempo per molte scuole di valutazioni interperiodali, o pagellini o come altro hanno deciso di chiamarli. Nel mentre, i cambiamenti della riforma sono in atto, ma gli effetti non ancora noti. E allora ritorniamo su alcune questioni fondamentali che ancora sono irrisolte e che ci fanno versare, da sempre, fiumi di inchiostro. Invano, parrebbe certe volte, ma siccome i problemi sul piatto sono sempre quelli, vediamo di aggiornare il dibattito, fiduciosi che un altro articolo su tali argomenti possa essere utile, se non altro come pro memoria.

Di cosa sto parlando? Sostanzialmente di abbandono scolastico e dell’inutilità della bocciatura, che sono temi che erano legati tra loro in passato e continuano ad esserlo oggi (anche se sono stati già trattati, ad esempio qui). I nuovi strumenti dati dalla Buona Scuola alle scuole possono tra l’altro essere usati per intervenire sul problema dell’abbandono, quindi la discussione non è nemmeno del tutto oziosa, anche se lo stimolo a questo articolo non mi viene dal dibattito pubblico, spesso incentrato su percentuali e cifre mal maneggiate e peggio comunicate, ma da pensieri e impressioni che sono ormai stratificati nella mia coscienza di insegnante, e che voglio invece riportare alla luce.

 

Les Choristes - I ragazzi del coro

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FullSizeRenderdi Christophe Barratier

(Francia/Svizzera/Germania, 2004) 

Sinossi

Tornato al paese natale in occasione della morte della madre, il celebre direttore d’orchestra Pierre Mohrange riceve la visita di Pépinot, un suo ex compagno di collegio negli anni dell’immediato dopoguerra. I due uomini, ormai sessantenni, ricordano i tempi in cui frequentavano l’istituto di rieducazione di Fond de l’Etang sfogliando il diario tenuto da uno dei loro sorveglianti, Clément Mathieu, compositore fallito adattatosi a fare il sorvegliante nei correzionali.

All’indisciplina della classe e all’indifferenza degli insegnanti, guidati dall’arcigno direttore Rachin, Mathieu aveva opposto metodi comprensivi, l’insegnamento della musica, il coinvolgimento dei ragazzi nella creazione di un coro. Grazie alla sua carica umana e all’organizzazione di queste attività, Mathieu era riuscito a conquistare subito la fiducia dei ragazzi nonché la stima di alcuni colleghi. A spiccare nel gruppo per il suo grande talento canoro, ma anche per l’introversione, era stato proprio Mohrange, del quale Mathieu aveva intuito le doti straordinarie e al quale si era legato anche perché segretamente innamorato di sua madre, una donna sola alla ricerca di qualcuno con cui rifarsi una vita.

 

“Maestri” del cinema. La figura dell’insegnante nel film e nel documentario

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di Fabrizio Colamartino

Risale solo ad alcuni anni fa il film di Laurent Cantet La classe, vincitore della Palma d’oro a Cannes nel 2008, nel quale emergevano una serie di questioni fondamentali per orientarsi nell’universo scolastico contemporaneo quali i problemi dell’integrazione, la divergenza dei linguaggi (tra generazioni diverse ma non solo), il rapporto tra autorevolezza e autorità. Un film che costituisce una sorta di punto di svolta dello sguardo cinematografico sulla scuola così come lo fu alcuni anni prima, nel 2002 per l’esattezza, Essere e avere di Nicholas Philibert che suggeriva, attraverso la sua stessa forma, un approccio “ecologico” alla scuola e ai suoi protagonisti. Dal 2008 ad oggi ovviamente non sono mancati i film sulla scuola, ma ciò che è interessante notare è come, forse anche sotto la spinta del successo del film di Cantet, siano decisamente più numerose quelle pellicole che centrano la loro attenzione sulle figure degli insegnanti e che, soprattutto, le ritraggono in maniera molto diversa che in passato.

 

LA FAMIGLIA E I SOCIAL NETWORK: VICINI E LONTANI. COSTRUZIONE DI RAPPORTI EMOZIONATI

ws2011-aup-social-iconsa cura di Carolina Host

 

Ho incontrato spesso, nel mio lavoro, genitori spaventati dall’assidua attività sui cellulari, smartphone, computer e tablet dei figli adolescenti: “non so che fa, con chi parla? cosa guarda? non vede nessuno, sta sempre attaccato al tablet, è solo? Guarda cose violente?”.

Chi mi interpella sono genitori che si raccontano. I figli sono in casa, in salotto, sul divano, a tavola, davanti o accanto a loro ma la loro privacy, i loro interessi, le loro amicizie e il loro bisogno di solitudine, non lo esercitano più chiudendosi in una stanza o uscendo di casa, la vivono con un cellulare e un paio di cuffiette, connessi a Internet.

Famiglie in casa, in vacanza, in automobile che sentono di essere disperse in un altrove entro cui i figli si connettono, in quel mondo del Web che appare essere il loro unico attrattore di interesse.

Vicini e lontani. Vicini ma lontani. E questo attiva domande, preoccupazione, incomprensione nei genitori.

Ho parlato con una mamma che mi ha detto che ha imparato a chattare su Whatsapp per parlare con i figli, che si è aperta la pagina Facebook per controllare e per capire. “Ho scoperto che il grande ha la ragazza. Ma quando la vede?”.

 

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