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Il bambino e l'autostima

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Avere coscienza di quello che si è, capire ciò che si prova e riuscire a esprimerlo liberamente senza essere offensivi, accettare i propri limiti, capire di essere amati per se stessi e non per quello che si fa.
Chi non vorrebbe tutto questo per i propri figli? Questi sono i fattori che comunemente definiscono l'autostima. Qui però non si vuole dissertare sulle molteplici definizioni, ma capire come fare perché un bambino abbia coscienza di quello che è e sappia affrontare le situazioni senza la paura di non essere all'altezza.

 

 

Ciao Maria Grazia

Questa notte è venuta a mancare Maria Grazia Parnisari socia e amica di GenitoriChe. Nel ricordarla con affetto l'associazione è vicina al marito e al figlio Lorenzo.
 

Benvenuti!

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Benvenuti nel nuovo sito dell'Associazione GenitoriChe!

Questa che state visitando è una versione non definitiva, ancora in fase di costruzione. Sarà quotidianamente migliorata, arricchita e perfezionata  dunque vi consigliamo di visitarci spesso per scoprire i cambiamenti in corso d'opera.

La nuova veste grafica ci permette di dare maggiore visibilità alle attività dell'associazione, ai progetti, agli articoli informativi sia curati dall'associazione stessa sia "catturati" dalla rete sui temi che più ci interessano: la genitorialità, la scuola, l'adozione, la multicultura, ecc.

Abbiamo curato particolarmente l'interconnessione e gli articoli possono essere più facilmente commentati e anche condivisi in share.

Nel menù a sinistra sono elencati i progetti principali dell'Associazione che ne definiscono la filosofia e la operatività.

La nuova sezione Studi e Ricerche conterrà, in ordine cronologico, la raccolta dei rapporti e dei dossier di Ricerca che sono legati ai nostri temi e che è utile avere come fonte informativa.

Attraverso la sezione Temi si potrà raggiungere tutto ciò che è contenuto nel sito relativamente al tema di interesse e così facilmente consultabile.

 

Ti ricordiamo di inserirci fra i tuoi siti Preferiti e di mandarci commenti e segnalazioni a questo indirizzo:

 

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La preadolescenza: il diritto di vivere nella terra di mezzo.

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Si definisce preadolescenza la fascia di età che va tra i 9 e i 12 anni, sebbene, come per tutte le tappe evolutive, siano possibili diverse oscillazioni.

È l’età di un mutamento che coinvolge il corpo, l’identità, le esperienze, la sfera emotiva. Come ogni fase dell’età evolutiva, la preadolescenza ha dei compiti di sviluppo ben definiti e che per il bambino comportano impegno, stress e fatica: innanzitutto, le relazioni con icoetanei, del proprio e in misura crescente anche dell’altro sesso, l’acquisizione del ruolo sociale maschile e femminile (che va a rafforzare e connotare sempre più l’identità del ragazzo), l’accettazione dello sviluppo del proprio corpo, il conseguimento di una certa autonomia emotiva dai genitori e, più in generale, dagli adulti, la scoperta dei valori e la formazione di una coscienza etica a guida del proprio comportamento. I cambiamenti riguardano sia la sfera emotiva sia quella cognitiva.

Per quanto riguarda l’ambito cognitivo il ragazzo inizia a sviluppare il pensiero ipotetico-deduttivo, divenendo sempre più in grado di rappresentarsi le emozioni e gli stati d’animo dell’altro, cosa che in precedenza non era possibile. Un bambino di 5-7 anni, con una struttura mentale prevalentemente operatorio-concreta, infatti, non è in grado di formulare ipotesi o elaborare astrazioni, mentre il preadolescente può compiere generalizzazioni, elaborare concetti astratti, prevedere le conseguenze di un’azione, immaginare le emozioni di chi ha intorno. In questa fase il ragazzo comincia a sviluppare l’empatia, ma anche uno sguardo più critico verso ciò che ha intorno, genitori e adulti compresi, ed una crescente curiosità verso l’ambiente extrafamiliare, vissuto come fonte di stimoli nuovi ed esperienze interessanti.

 

La mediazione familiare: uno strumento utile per i genitori separati e in conflitto fra loro

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La separazione della coppia genitoriale, per quanto sia un fatto doloroso per la coppia stessa e per i figli, non costituisce un evento di per sé patogeno e necessariamente traumatico. Viceversa, l'esistenza ed il permanere nel tempo di un'elevata conflittualità tra gli ex-coniugi può rappresentare per un bambino un elemento di rischio a diversi livelli, in relazione alla fase di sviluppo psico-affettivo in cui si trova e alle situazioni conflittuali che vive nella sua quotidianità.
Infatti, nella mia esperienza professionale, i bambini di genitori separati portatori di un disagio emotivo rappresentano, fortunatamente, una minoranza. Viceversa, si può registrare una seria sofferenza psicologica ed emotiva in quei bambini esposti ad una conflittualità distruttiva dei genitori che si separano, laddove si osservi un coinvolgimento più o meno diretto dei figli stessi, tirati dentro al conflitto coniugale attraverso meccanismi di triangolazione e di richiesta di alleanza, di una sorta di patto di lealtà, da parte di uno dei due genitori o di entrambi.

 

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