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L'educazione delle bambine

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di Barbara Mapelli

In principio vi fu il libro Dalla parte delle bambine (1973), di Elena Gianini Bellotti, in cui veniva per la prima volta discusso il tema di un’educazione fortemente stereotipata e rivolta, in particolare alle bambine, come ammaestramento ai ruoli tradizionali femminili.
Da allora sono passati quasi quarant’anni, nel frattempo vi è stata una ripresa esplicita del tema, con il testo Ancora dalla parte delle bambine di Loredana Lipperini, e di nuovo sentiamo la necessità di ragionare ancora su questo tema e la domanda di fondo che ci muove è sempre la stessa: che significa ora pensare all’educazione delle bambine?
 

Perché in Italia si fanno sempre meno figli: il ruolo della precarietà femminile

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di Francesca Modena* & Fabio Sabatini**

È passato un mese dalla seconda Conferenza Nazionale della Famiglia. L’evento, ideato come forum per la discussione di interventi a sostegno della famiglia, ha attratto l’attenzione dei media soprattutto a causa della defezione forzata del Presidente del Consiglio in seguito al Rubygate, che ha relegato in secondo piano il programma dei lavori. Eppure i temi affrontati dalla conferenza rivestono un’importanza fondamentale per lo sviluppo economico e sociale del paese, soprattutto in tempi di declino della fecondità e costante invecchiamento della popolazione. Nel complesso è emersa la necessità di aiutare le famiglie mediante misure per il sostegno del reddito (si veda in proposito anche l’articolo di Paladini su questo sito), per favorire la conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare, infine per la promozione del ruolo della famiglia nel sistema educativo e nella formazione di reti di mutua assistenza. Si tratta diinterventi necessari e auspicabili in un paese decisamente carente nelle politiche di sostegno alla maternità e alle famiglie: l’Italia spende solo il 4,7% del Pil nelle politiche di sostegno alla famiglia (rispetto ad una media dell’UE 27 dell’8,26%), collocandosi in penultima posizione nella classifica dei paesi europei.

 

 

Sulle spalle della famiglia

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di Chiara Saraceno

Non ha torto Silvio Berlusconi ad affermare che il suo governo ha rafforzato il ruolo della famiglia. Basta intendersi su che cosa significa “rafforzare”.

LE FAMIGLIE E IL WELFARE

Il ruolo della solidarietà famigliare, sempre importantissimo nel nostro welfare debole e squilibrato, è uscito indubbiamente rafforzato dalla riduzione dei trasferimenti agli enti locali (a partire dall’abolizione dell’Ici), quindi delle risorse per i servizi alla persona, così come dalla riduzione dell’offerta educativa della scuola pubblica in termini di contenuti e di tempo.Èstato rafforzato anche dal mancato adeguamento del sistema di protezione sociale a un mercato del lavoro flessibile, dove la precarietà e la disoccupazione colpiscono soprattutto i giovani.

 

I conflitti armati ostacoli all'educazione

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Il recente Rapporto mondiale dell'Unesco sull'Educazione "The hidden crisis: armed conflict and education" mette in luce quanto i conflitti armati costituiscono uno dei principali ostacoli all'educazione dei bambini e dei ragazzi.

Infatti su 67 milioni di bambini in età scolare, 28 milioni, oltre il 40%, non frequentano le lezioni e vivono in paesi poveri colpiti da conflitti armati. Tra il 1999 e il 2008, 35 paesi sono stati coinvolti in conflitti armati che hanno avuto come obiettivi principali i bambini, le scuole, gli insegnanti. A partire dal 2009, inoltre, la spesa per l'istruzione dei paesi più poveri è stata ulteriormente ridotta e ne sono colpiti circa 4 milioni di bambini.

 

Scarica il Rapporto (EN)

 

Genitori reali e figli ideali

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Paura. È questa la sensazione che sempre più spesso aleggia nei discorsi tra genitori, nelle espressioni, negli sfoghi e nei racconti sulle esperienze con i figli. Paura per alcuni loro atteggiamenti e comportamenti, paura che nella loro crescita qualcosa vada storto o come non era previsto o sperato; paura, fondamentalmente, che l’idea di figlio ideale non si realizzi, che nostro figlio non ci ami abbastanza, che la società non ci riconosca come madre e padre giusti ed efficaci.

Da dove nasce questo nuovo atteggiamento genitoriale? Numerosi studi1 hanno affrontato questo tema e le ragioni individuate sono molte. La generazione attuale è l’ultima allevata con metodi autoritari e decisi, che con i propri figli ha deciso di instaurare un rapporto più accudente, vicino e complice. I figli sono pochi, spesso molto attesi e messi al centro della propria vita e di quella della famiglia allargata con modalità senza precedenti. Costituiscono quindi una ragione di affermazione e di autorealizzazione notevole. Ci rappresentano. Rappresentano la nostra bontà di educatori e di persone, ma anche un nostro riscatto. Senza volerlo e senza rendercene conto, infatti, siamo a volte molto esigenti nei loro confronti, ci spaventiamo se vediamo in loro qualche atteggiamento che è reputato non corretto, anche se lo riconosciamo come tipico di una fase di crescita o se lo ricordiamo come appartenuto anche a noi. Ma questo non basta per rassicurarci: i nostri figli devono essere migliori di noi, perfetti in quanto amati e seguiti in modo perfetto, perfetti in quanto accontentati in tutto ciò che desiderano.

 

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