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Genitori reali e figli ideali

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Paura. È questa la sensazione che sempre più spesso aleggia nei discorsi tra genitori, nelle espressioni, negli sfoghi e nei racconti sulle esperienze con i figli. Paura per alcuni loro atteggiamenti e comportamenti, paura che nella loro crescita qualcosa vada storto o come non era previsto o sperato; paura, fondamentalmente, che l’idea di figlio ideale non si realizzi, che nostro figlio non ci ami abbastanza, che la società non ci riconosca come madre e padre giusti ed efficaci.

Da dove nasce questo nuovo atteggiamento genitoriale? Numerosi studi1 hanno affrontato questo tema e le ragioni individuate sono molte. La generazione attuale è l’ultima allevata con metodi autoritari e decisi, che con i propri figli ha deciso di instaurare un rapporto più accudente, vicino e complice. I figli sono pochi, spesso molto attesi e messi al centro della propria vita e di quella della famiglia allargata con modalità senza precedenti. Costituiscono quindi una ragione di affermazione e di autorealizzazione notevole. Ci rappresentano. Rappresentano la nostra bontà di educatori e di persone, ma anche un nostro riscatto. Senza volerlo e senza rendercene conto, infatti, siamo a volte molto esigenti nei loro confronti, ci spaventiamo se vediamo in loro qualche atteggiamento che è reputato non corretto, anche se lo riconosciamo come tipico di una fase di crescita o se lo ricordiamo come appartenuto anche a noi. Ma questo non basta per rassicurarci: i nostri figli devono essere migliori di noi, perfetti in quanto amati e seguiti in modo perfetto, perfetti in quanto accontentati in tutto ciò che desiderano.

 

Il figlio del desiderio

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figliodesiderioAutore:  Marcel Gauchet

Editore: Vita & Pensiero - 2010

 

Cosa rappresentano i figli per i genitori del XXI secolo? Quali sono le aspettative che devono realizzare? A quali bisogni degli adulti sono chiamati a rispondere?

Il filosofo francese Gauchet descrive in maniera molto lucida il cambiamento di prospettiva degli adulti sul mondo dell’infanzia, iniziato nel secolo scorso con la “scoperta del bambino reale” attraverso la pediatria, la pedagogia e la psicoanalisi e proseguito, in maniera molto accelerata, in questo secolo con la “sacralizzazione del bambino”, ossia una rivoluzione antropologica che conduce a una sorta di esaltazione della dimensione infantile che ne sfuma i contorni reali quasi mitizzandola.

 

Lo strumento della bocciatura nell'ambito dell'istruzione obbligatoria: normativa e statistiche.

Rapporto della rete Eurydice che descrive la situazione nei diversi paesi europei circa la diffusione, nelle scuole, dello strumento della bocciatura. Infatti nonostante gli studi di settore sostengano che questo strumento non è adeguato per migliorare le performances degli studenti a basso rendimento, gli insegnanti europei, con diversi livelli di adesione, continuano ad usarlo. 

 

Scarica il rapporto (EN)

 

La prigione di neve

prigione neve light

Autore: Jan Elizabeth Watson
Editore: Fazi Editore - 2010

 

E' la descrizione intensa e profonda di una relazione familiare di una famiglia, complicata e non comune, dal punto di vista di una bambina, la protagonista, di 7 anni.

Il racconto disvela, poco per volta, una situazione familiare “limite”, inquietante, sicuramente negativa, molto complessa e di non facile codifica. Non è immediato, infatti, rendersi conto del contesto esterno in cui si svolge la storia, fatto di deprivazione e isolamento, tanto è pieno il mondo interiore dei protagonisti: una madre e i suoi due figli.

Senza raccontare troppi dettagli di un intreccio decisamente insolito, questo romanzo d’esordio della scrittrice americana Jan Elizabeth Watson, mette in luce il valore insostituibile e fondante, per la costruzione dell’identità di una persona, e in particolare dei bambini, della relazione, del legame emotivo, dell’interazione tra madre e figlio. Evidenza l’importanza di avere un canale di comunicazione, un piano di contatto, che consenta di entrare in una profonda sintonia, e di creare quel clima familiare rassicurante, confortante e favorevole per una crescita vera, profonda e piena di fiducia. A dispetto di tutto: delle privazioni, dei disagi, delle malattie.

 

 

Bambini e adolescenti ai margini

In Italia, in altri grandi Stati europei e negli Stati Uniti i bambini sono a maggior rischio di essere lasciati ai margini del benessere della società in cui vivono rispetto ai bambini di numerose altre nazioni industrializzate. 
Il rapporto dell'Unicef (gennaio 2011) classifica, per la prima volta, 24 paesi OCSE sulla base dei livelli di disuguaglianza negli ambiti della salute, dell'istruzione e del benessere materiale dell'infanzia.

 

Leggi il rapporto

 

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