Famiglia e rendimento scolastico

Chi è svantaggiato alla partenza è spesso condannato a restarlo. Questo è l’esito dello studio condotto da Pasqualino Montanaro e pubblicato dalla Banca d’Italia, che analizza il livello di preparazione degli studenti italiani.
Principale obiettivo dell’analisi è comprendere se il contesto socio-economico e culturale della famiglia di provenienza influisca sul risultato scolastico degli studenti e se esistano divari territoriali nella preparazione degli studenti.

Alla base dello studio ci sono le più importanti indagini per valutare la preparazione scolastica degli studenti (Program for International Student Assessment – PISA, organizzato dall’OCSE nel 2000, 2003 e 2006; il Trends in Maths and Science Study – TIMSS; il Progress in International Reading Literacy Study – PIRLS, inclusa la rilevazione nazionale condotta dall’INValSI): tutte dimostrano inequivocabilmente la forte differenza che esiste fra la preparazione degli studenti del nord e quella dei loro colleghi del sud del Paese (i dati confrontati sono quelli delle scuole medie e del biennio superiore). I ragazzi delle regioni settentrionali reggono il passo degli studenti migliori a livello europeo, mentre quelli meridionali si collocano sotto i livelli della Turchia o del Messico.
Questo divario è stato riscontrato in tutti gli ambiti di valutazione considerati (comprensione del testo, matematica, scienze, problem solving) e tende ad aumentare durante il percorso scolastico.

L’elemento più interessante e desolante che emerge è proprio la correlazione fra il livello culturale e socio-economico della famiglia e il rendimento scolastico dello studente.
“È ampiamente riconosciuto – si legge nello studio – che le differenti condizioni sociali e culturali, già a partire dall’età prescolare, influiscono in maniera decisiva sulle abilità cognitive, sulla capacità di esprimere sé stessi, di percepire i colori, di comprendere spazi e forme, di rappresentare fenomeni di natura quantitativa”.
Gli svantaggi nell’apprendimento di chi proviene da nuclei familiari meno istruiti sono evidenti fin dai primi anni di scuola, ma le differenze si fanno più marcate mano a mano che si procede nel percorso scolastico. Per quanto riguarda la matematica, per esempio, in media il punteggio ottenuto da uno studente quindicenne con status sociale più elevato, supera del 25% circa quello ottenuto da uno studente con status sociale più basso. Tale differenza varia dal 18% nel Nord Est al 31% nel Sud e nelle Isole.

A determinare un diverso rendimento, è importante anche il tipo di scuola frequentato. E gli studenti dei licei sono mediamente più preparati rispetto a quelli di altri corsi di studio. A questo proposito si deve sottolineare come non sia immediatamente chiaro se essere iscritti a un liceo o frequentare comunque una buona scuola effettivamente determini, in maniera diretta, una migliore prova scolastica, o se al contrario questa sia una semplice conseguenza dovuta al fatto che gli studenti migliori tendono, per varie ragioni, a frequentare le scuole migliori, soprattutto se si tratta di licei.
In realtà, anche in questo caso, torna ad esercitare la sua pesante influenza il contesto familiare di origine: in base ai dati PISA 2003, infatti, la probabilità di uno studente appartenente alla classe sociale più elevata di essere iscritto a un liceo è sette volte più alta di quella di uno studente con le più sfavorevoli condizioni familiari. Per gli studenti adolescenti, dunque, la provenienza familiare ha un peso enorme. Proprio quando un ragazzo potrebbe finalmente lasciarsi alle spalle lo svantaggio che gli deriva dalle condizioni di partenza scegliendo un liceo, viene invece spinto a scegliere una scuola professionale, non riuscendo così a colmare lo svantaggio culturale.

Questo quadro sconfortante mostra una scuola che non è in grado di adempiere a quello che dovrebbe essere il suo primo compito: garantire pari opportunità di formazione e di crescita a tutti, a prescindere da altri fattori. È evidente come riconoscere alla scuola questo ruolo avrebbe un costo per lo stato in termini di investimento di risorse, ma purtroppo anche in questo caso i dati indicano una tendenza opposta da parte dei governi che si sono avvicendati in questi ultimi anni: dal 1990 al 2006 è stato tagliato addirittura un sesto dei finanziamenti, soprattutto a livello locale.

P. Montanaro, I divari territoriali nella preparazione degli studenti italiani: evidenza dalle indagini nazionali e internazionali Banca d’Italia, Nucleo per la ricerca economica della sede di Ancona, giugno 2008

A. Giuliani, Gli studenti del sud hanno meno chance di affermarsi 11 giugno 2008

R. Amato, Bankitalia Soprattutto al Sud la scuola discrimina i poveri La Repubblica, 11 giugno 2008

G.A. Stella, Scuola: le cifre dell’emergenza Corriere della Sera, 1 aprile 2008

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